Il Tirreno

Livorno

Siamo felici, parola di Twitter (ma contro la crisi non basta)

di Mauro Zucchelli
Siamo felici, parola di Twitter (ma contro la crisi non basta)

Wired scandaglia l’umore del “popolo della rete”: impennata boom di ottimismo nella nostra provincia. Eppure gli indicatori (e le dichiarazioni) volgono al brutto

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LIVORNO. Abbiamo il primato cosmico delle tasse sulla casa e siamo in zona Uefa anche per l'acqua più cara e la spazzatura idem. Il tasso di disoccupazione è quasi il doppio che nel resto della Toscana, il numero dei cassintegrati è talmente alto da risultare la prima “fabbrica” della città, nei dodici mesi dello scorso anno hanno tirato giù definitivamente la saracinesca 2.484 imprese. Eppure…

Eppure non alziamo bandiera bianca. Anzi, nel derby fra ottimisti e pessimisti disputati sul rettangolo di gioco dei social network, in particolare Twitter, ecco che proprio in questi ultimi mesi abbiamo fatto un gran balzo: forse non ancora nel Pil ma nella “Felicità interna lorda” sì. Parola dell'indagine che per conto di Wired è stata condotta da Voices from the Blogs (Vfb), una spin-off dell'Università di Milano specializzata nella misurazione del “sentiment” in circolazione sui blog (ma con supervisione umana anziché mediante elaborazioni del tutto automatizzate). Ai raggi x soprattutto 40 milioni di “cinguettii” su scala nazionale “catalogati” su base provinciale in tutto l'arco del 2013. Ecco, in quest'ultima ricerca salta fuori che Livorno arriva al 34° posto in questa hit parade della felicità che i ricercatori milanesi hanno chiamato “i-Happy”: e lo fa con un balzo in avanti senz'altro fuori dal comune, visto che esce dalle secche della zona retrocessione scalando di colpo 55 posizioni. Solo sei province in tutta Italia mettono a segno un sussulto di ottimismo ancor maggiore: e, fra queste, figurano anche Arezzo e Lucca, le uniche due toscane che pensano più positivo di noi (l'una salendo di 77 posizioni e l'altra di 72).

E le cose vanno perfino meglio adesso: al contrario degli amaranto di Paulinho e Emerson, siamo schizzati ancora più in alto. L'ultima fotografia di Vfb dice che nella felicità “radiografabile” via Twitter e dintorni la nostra provincia è salita al 18° posto, medaglia d'argento in Toscana alle spalle di Arezzo. Con un “termometro-web” che segna una sorta di tasso di felicità all'84,6%. Ben venti punti al di sopra dello standard medio 2013. Del resto, il grafico mensile dice che sì, a gennaio dello scorso anno non arrivavamo neanche al 40% ma da fine estate in poi siamo stabilmente al di sopra del 70%.

Beninteso, le tabelle sono una sfilza di grafici, percentuali e cifre ma, inutile girarci intorno, è ovviamente una misurazione un po' a spanne: però è un tentativo di tastare il polso all'umore che si esprime via web. Non andando a fare domande, ma gettando lo scandaglio in quel che il “popolo della rete” dice.

L'ennesimo paradosso come quando abbiamo visto che i depositi bancari delle famiglie consumatrici livornesi hanno fatto boom proprio quando la crisi morde di più? È poco più di un gioco, anche se la think tank di Vfb è fatto da un pool di studiosi dell’ateneo milanese e di quello comasco. Ma, ammesso che non vogliamo semplicemente buttarla sull’orgoglio amaranto di esser più felici degli altri, racconta una cosa in cui neanche noi stessi crediamo: gli ingredienti geografico-climatici per una buona qualità della vita ci sono. Ma anche quel know how umano di relazioni sociali che rende la vita meno dura: non è forse vero che, non vendendo più al mondo tanti sistemi sterzo o pompe olio, il nostro export è soprattutto la livornesità? Basti pensare a Bobo Rondelli e Simone Lenzi, Virginiana compresi, a Paolo Virzì e Piero Ciampi, a Paolino Ruffini e Francesco Bruni...

Ma lo “stile di vita” livornese – così poco incline alla competitività e vedere nei beni un possesso da monetizzare – rischia di andare a sfracellarsi sugli scogli se presto non si porrà la questione del reddito: come redistribuirlo sì, ma anche come produrlo. E anche qui ecco spuntare i paradossi: il Censis ha fotografato nel 2012 il pessimismo delle imprese (61,3% mentre gli ottimisti sono sotto il 5%).

Non erano solo loro a vedere nero all’orizzonte: figurarsi che nel 2011 il check up del “Sole 24 Ore” mostrava che per gli indicatori oggettivi eravamo fra le 14 province italiane in cui si vive meglio mentre andando a interpellare un campione di cittadini si scopriva che per meno del 3% le cose erano migliorate negli ultimi anni, una percentuale così bassa da metterci fra le 4 zone più pessimiste d’Italia.

Ecco, il punto forse è proprio lì: ci autoraffiguriamo pessimistissimi, ma poi nei tweet che scambiamo con gli amici siamo più sorridenti. Lo dice anche il consumo di antidepressivi: secondo i dati Asl, per la prima volta dal 2005 i maschi in trattamento sono sotto il 6% della popolazione. Mai così basse anche le donne, che però sono più del doppio (12,6%), ma sfioravano il 17%.

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