Gioco
Usura, rischiamo grosso in trappola 800 negozianti
Dossier di Sos Impresa (Confesercenti): nel mirino la fascia fra i 48 e i 55 anni Livorno è a vulnerabilità medio-alta: al 2º posto in Toscana per possibili guai
LIVORNO. È un esercito di 800 disperati che si aggira nella nostra provincia eppure nessuno ne conosce i volti e nessuno sembra ascoltarne il grido di dolore: perché per primi loro, per vergogna o soprattutto per timore di ritorsioni, hanno paura a mettere in piazza la loro condizione. Sono i commercianati che fra il Calambrone e Piombino, isole comprese, sono finiti nelle mani degli usurai. La quantitficazione sarà un po’ a spanne ma arriva da Sos Impresa, la sigla della Confesercenti che da anni dà battaglia contro i cravattari e a scadenze periodiche mette in circuito una indagine che alza il velo su quest'icerberg di dolore e di malaffare.
Questo identikit salta fuori dallo scandaglio che da anni il pool collegato a Confesercenti fa nelle varie realtà del Bel Paese. La vittima di usura – si sottolinea – è nella quasi totalità dei casi un imprenditore del settore commerciale: dall'abbigliamento all’alimentari, dai fiorai al settore mobili solo per fare alcuni esempi. L’età? Soprattutto tra i 48 e i 55 anni («quindi non si tratta di operatori economici "novizi" o di imprese giovani poco capitalizzate»).
Sono sempre più spesso le imprese commerciali a finire in questo vortice: colpa, in particolare, del «calo del potere di acquisto di fasce sempre più ampie di popolazione». Risultato: non si è più in grado, a un certo punto, di tener il passo con i pagamenti e si resta prigionieri della «forte pressione psicologica» e della riluttanza a «ammettere le difficoltà spesso anche agli occhi della propria famiglia». È qui che si «compie un passo dal quale poi è difficile tornare indietro».
Bisogna ricordare che in Toscana ci sono 8mila operatori del commercio in questa condizione: qualcuno di loro lo conoscete per forza, se è vero che il 10,6% degli imprenditori del settore è a un passo dalla rovina per questo genere di problemi. E' poco più della metà dello standard nazionale, ma solo perché l'Italia a sud di Roma è nei guai fino al collo e alza la media (in Calabria e Campania stiamo parlando di un commerciante su tre ma il record, forse un po' a sorpresa, è nel Lazio dove si sfiora il 35% del totale degli operatori). Nel resto del Bel Paese, noi toscani figuriamo al quarto posto in questa graduatoria-calvario, con un giro d'affari che per il business dell'usura vale attorno ai 900 milioni di euro. Sono grandezze talmente rilevanti da superare l'impatto che su scala regionale ha, ad esempio, l'intera operazione "spending review" di Cottarelli o una manovra del governo oppure perfino il getto di una qualsiasi Imu o come altro vogliate chiamarla.
L'équipe di Sos Impresa guidata da Lino Busà e da Bianca La Rocca mette in fila una serie di indizi per definire un “quoziente rischio usura” che indica la vulnerabilità potenziale di un territorio al fenomeno dello strozzinaggio: lo fa mettendo insieme i dati relativi agli indicatori statistico-penali (denunce e procedimenti penali specifici), fragilità economico-finanziaria (fallimenti, protesti, esecuzioni immobiliari e quelli econometrici) più la pericolosità sociale (per guardare cioè al contesto criminale diffuso). Il risultato non è incoraggiante: seppure in calo, già la "fotografia" statistico-penale dice che Livorno è fra le due sole province toscane al di sopra della rischio medio nazionale. Con un’unica “consolazione”: se tanto nelle due indagini relative alla seconda metà del decennio scorso eravamo senza rivali in Toscana, adesso in quest’indice di pericolosità siamo scivolati al secondo posto.
A farci tirare un po’ il fiato sono gli indicatori economico-finanziari e i criteri riguardanti la pericolosità sociale.
Per quel che ha a che fare con la vulnerabilità economica di sistema, risultiamo al quarto posto in Toscana, con Prato che ci sorpassa in questa graduatoria dei guai (in virtù del fatto che il parametro relativo ai procedimenti esecutivi immobiliari è quasi quattro volte più grave di quello riscontrato nella nostra provincia).
Ma è soprattutto sul fronte della probabilità di radicamento del rischio usura in un tessuto di criminalità organizzata che Livorno invece se la cava abbastanza benino: solo tre province sono più “tranquille” di noi (mentre, ad esempio, Pisa e Prato hanno un indice di rischio criminale che è il triplo di quello livornese e a Firenze è addirittura quasi otto volte maggiore).
Al tirar delle somme, il “quoziente rischio usura” è per Livorno nella fascia medio-alta(7,28). Meno di Pistoia (8,11) ma assai di più della media nazionale (5,3) o anche di Pisa (5,29) o Lucca (4,68), che troviamo fra i territori a media rischiosità, e distante anni luce dalla situazione di Grosseto (1,17) o Siena (0,59), catalogate entrambe nella fascia a basso rischio di finire nelle mani dei cravattari.
Mauro Zucchelli
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