Gioco
«Pochissime denunce, tante richieste di aiuto»
L’allarme del vescovo: servono interventi immediati. Stop al gioco d’azzardo e allo Stato biscazziere
LIVORNO. «L'usura è una vera piaga sociale di cui si parla troppo poco. Non a caso la Consulta nazionale antiusura ha annunciato lo scorso gennaio dopo un incontro con papa Francesco l’indizione della Giornata nazionale di lotta all’usura promossa da tutte le Fondazioni antiusura, che sarà celebrata per la prima volta il 21 settembre, giorno di San Matteo, che guarda caso era un usuraio: ogni riferimento all'Agenzia delle Entrate è puramente casuale...». Come al solito, il vescovo Simone Giusti non le ha mandate a dire: lo ha fatto durante il suo intervento all'incontro “Sos usura. La dimensione del fenomeno dalle imprese alle famiglie” organizzato ieri da Confesercenti.
Nella sede della Camera di Commercio, il vescovo scuote la politica e gli enti all'azione incitando anche il governo a prendere una posizione chiara e definitiva. «Basta chiacchiere, è arrivato il momento di provvedimenti seri perché i drammi della popolazione sono reali. I numeri della Questura dimostrano che sono poche le persone che denunciano: solo uno o due all'anno, mentre alla Fondazione Toscana per la Prevenzione dell'Usura riceve decine di richieste di aiuto».
Tutto ciò vuol dire che qualcosa non funziona, la legge va cambiata, dice il presule («servono interventi immediati»). Così davanti al sindaco Alessandro Cosimi, al presidente della Camera di Commercio Sergio Costalli, al prefetto Tiziana Costantino e al presidente della Confesercenti Anna Landini, monsignor Giusti spinge verso «un necessario percorso di azione, ma anche di prevenzione». L'usura è un triste fenomeno antico, ma – avverte – «in momenti di crisi come questo trova terreno ancora più fertile». Serve al più presto «un sussulto di coscienza civica e politica, una condanna di questa dilangante idolatria individualistica del denaro». La crisi che stiamo attraversando è «prima di tutto una crisi morale» e lo Stato deve «mandare messaggi chiari».
Un esempio? Il gioco d'azzardo. «È il momento di dire basta», sbotta il vescovo: «Perché lo Stato non attua una tassazione pesante e si distacca da questa realtà malsana che spinge molte persone sul lastrico? Bisogna scegliere da che parte stare, basta con le ambiguità». Parole pesanti, cariche anche di esperienza personale: «Proprio nelle scorse settimane ben due famiglie dei quartieri nord, residdenti in case popolari si sono rivolti a me proponendomi di “comprare” le loro abitazioni. Sono stato sconvolto da questa folle proposta: mi hanno risposto che così almeno sarei stato io a pagare tasse e bollette per loro ormai diventate insostenibili. Mi chiedevano di aiutarli a non sprofondare».
Questa è la realtà del territorio livornese (ma non solo), dice Giusti. «Le persone sono sfinite e non sapendo a chi rivolgersi, – avverte – cascano nelle mani sbagliate. La politica, gli enti, le banche devono rendersi conto della realtà e attuare veri interventi di sostegno ai poveri e rimandare alla società i giusti messaggi di solidarietà».
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