Italia
La piscina dei bagni Sama è abusiva: ora deve essere demolita
Costruita nel 2006 doveva essere smontata dopo due stagioni ma è ancora in piedi, il Tar: deturpato il paesaggio. La replica: riqualifica la zona
LIVORNO. La piscina dello stabilimento balneare Sama, il bagno esclusivo a picco sulla scogliera lungo via del Littorale e dal quale si può ammirare il profilo di Castel Boccale stagliarsi lungo al Romito, va rimossa perché «abusiva»: in disaccordo con l’attuale piano della costa e le leggi che tutelano ambiente e paesaggio.
Lo ribadisce il tribunale amministrativo di Firenze che nei scorsi ha respinto il ricorso della Antignano Marinara srl, società proprietaria dello stabilimento che nel 2009 si era opposta all’ordine imposto dal Comune di Livorno di rimuovere l’opera. «Adesso - spiegano i legali di palazzo civico - trasmetteremo gli atti all’ufficio edilizia privata che dovrà muoversi perché la sentenza già esecutiva, venga applicata».
La proprietà - come conferma l’avvocato Giuseppe Batini, incaricato - ha ora un’ultima carta da giocare: il ricorso al Consiglio di Stato. Aggiunge il legale: «Questa è la prova che a Livorno le cose discrete non si possono fare. Eppure proprio il piano della costa, in attesa di essere approvato, prevederebbe interventi simili in quell’area che ha una natura turistico sportivo. In più la proprietà ha fatto un lavoro eccellente di riqualificazione trasformando una zona che era una discarica in un giardino sul mare. Ecco perché la speranza è che gli uffici del Comune aspettino che l’iter amministrativo si concluda prima di imporre la demolizione».
La storia della piscina sulla scogliera (22 metri di lunghezza per 10 e spiccioli di larghezza) inizia nel 2006 quando la Antignano Marineria chiede al Comune l’autorizzazione per la costruzione di «un’opera provvisoria da mantenere per diciotto mesi», vale a dire per due stagioni.
Alla scadenza del permesso, la proprietà ha prima spiegato come «rimuovere l’opera fosse difficoltoso» e successivamente, siamo a fine 2007, ha chiesto «il rilascio di autorizzazione paesistico-ambientale per l’installazione di una vasca per la balneazione con le medesime caratteristiche di quella già installata temporaneamente e che avrebbe dovuto rimuovere e che invece non era mai stata demolita».
Le conclusioni alle quali sono arrivate i giudici nella sentenza lasciano, almeno per il momento, poco spazio alla trattativa, tanto che tra le righe anche il Comune viene bacchettato. «Tenuto conto di tutte le circostanze di fatto: scadenza dell’autorizzazione valevole per due stagioni, caratteristiche della vasca, vincolo paesistico nella zona, l’amministrazione non avrebbe potuto tollerare la mancata rimozione della piscina, in assenza del necessario titolo concessorio». E poi sulla natura dell’opera - affermano - «si tratta di un manufatto che ha natura tendenzialmente permanente del territorio», vista anche «la stessa difficoltà di smontaggio che ha indotto la società a chiedere una proroga del termine di mantenimento della vasca inizialmente consentito».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
