Sicurezza
Katia e Valerio da Zelig all'altare, il matrimonio nasce col sorriso
I due comici convoleranno a nozze il prossimo 5 aprile nella chiesa di Santa Caterina della Venezia, il loro amore è nato sul palco
LIVORNO. Galeotto fu il Laboratorio Zelig e chi lo frequentò. Fiori d’arancio in casa “Zelig”, due cabarettisti, due beniamini dello show del Cral Eni del giovedì sera, Katia Cianci e Valerio Delfino, il 5 aprile, dopo un anno e mezzo di fidanzamento, convoleranno a nozze. Curiosa la loro storia: pur essendo entrambi di Livorno, prima di “Zelig” non si erano mai conosciuti e l’amore è sbocciato proprio durante le prove dello spettacolo. I due bravissimi artisti, anche a causa del diverso percorso formativo, non si erano mai incrociati. Il motivo sta nel loro curriculum: Katia Cianci, insegnante, ha iniziato a recitare fin da giovanissima (già nel 1992 era al Grattacielo), il cabaret è stato uno dei suoi grandi amori, ma prima di approdare a “Zelig”, ha fatto un lungo giro fra teatro serio, brillante e canto – mentre Valerio Delfino, operaio della Sintermar (e grande pescatore sportivo), ha una formazione cabarettistica, ha iniziato sette anni fa al seguito del comico Giovanni Bondi.
«La comicità, commenta Katia, in un modo o nell’altro, ti aiuta a vivere più sereno, col sorriso sulle labbra. Valerio è un ragazzo che ha il mio stesso approccio alla vita: facciamo i comici per divertirci – non per la carriera». Molto contento è anche Valerio: «Non vedo l’ora di sposare Katia (anche perché i preparativi ti sfibrano)». Dopo il “sì” nel quartiere Venezia (alle 11, a Santa Caterina), via alle Isole Cook, nell’Oceano Pacifico, «Dove dovrò cercare di star lontano dalle canne da pesca: sarà una tortura», commenta Delfino col sorriso.
Dalla loro storia, com’era facile prevedere, sono nati diversi monologhi comici: memorabili sono gli episodi che racconta Valerio nei suoi spettacoli, come la prima vacanza insieme a Parigi (“Ci hanno portato pezzettini di carne cruda: inizio a mangiarla pensando a quanto sono strani i francesi, dopo dieci minuti portano il fornellino per cuocerla direttamente sul tavolo: l’avevo finita - mi son sentito male un mese!”), il viaggio per conoscere i parenti di Katia in Abruzzo («Ttalmente tanta nebbia per la strada, che non vedevo nemmeno più Katia in macchina!”) o la trafila di lui per comprare il vestito di nozze (“All’inizio ho pensato di andare dai cinesi. Sono uscito: m’avevano venduto un kimono da judo”).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
