Gioco
«Contro gli sfratti la città non collabora»
L’assessore Roncaglia spiega l’attività della commissione territoriale. «Ma serve l’impegno di inquilini e proprietari»
LIVORNO. «Il meccanismo della graduazione degli sfratti per morosità incolpevole può ingranare solo con il pieno coinvolgimento dei cittadini. Per questo sollecitiamo le famiglie sotto sfratto e i proprietari di appartamenti sfitti o con un contenzioso in corso a rivolgersi in modo tempestivo alle istituzioni». L’appello arriva dall’assessore Carla Roncaglia, che dopo aver illustrato gli strumenti a disposizione del Comune per contrastare il fenomeno dell’emergenza abitativa, rivela le difficoltà che incontrano gli uffici, spesso chiamati a intervenire quando lo sfratto è ormai inevitabile.
Il quadro in città. Sebbene Livorno non indossi più la “maglia nera” degli sfratti in Italia, i numeri confermano una situazione preoccupante. Dentro gli archivi degli ufficiali giudiziari, negli ultimi tre anni, si sono accumulati oltre 300 procedimenti di sfratto emessi per morosità.
L’impennata è cominciata nel 2010; prima si contavano solo pochi provvedimenti e solo per finita locazione. Poi sono avvenute circa 30 esecuzioni per il rilascio di immobili per morosità. Il numero è vertiginosamente salito nel 2013: solo 18 gli sfratti per finita locazione, ben 172 quelli per morosità (di cui 148 sentenziati nel 2013, e gli altri “accumulati” dagli anni precedenti). Di questi, ne sono stati eseguiti 80 con la forza pubblica. «Nel primo bimestre del 2014 - rivela Roncaglia - ci sono stati altri 15 sfratti, e ad aprile ne sono previsti altri 12».
Le normative. «Dal 2013 - ricorda l’assessore - il Comune si avvale di due leggi per cercare di arginare il problema dell’emergenza abitativa: la regionale 75 del 2012 e la nazionale 124 del 2013».
Si tratta dei provvedimenti che hanno introdotto nell’ordinamento italiano il concetto di “morosità incolpevole”, inserendo anche un elenco dei fattori che la determinano: perdita del lavoro, forte decurtazione del reddito familiare, gravi motivi di salute. Le normative hanno varato un pacchetto di finanziamenti non per il blocco degli sfratti (che sarebbe illegittimo) ma per una graduazione dei provvedimenti: con determinati strumenti si prova cioè a mettere “in sospeso” lo sfratto, cercando soluzioni alternative con un percorso accompagnato da Ufficio casa, Casalp, prefettura, questura, associazioni e sindacati.
Quei soggetti cioè che fanno parte della commissione territoriale alla quale la Regione ha delegato la gestione degli sfratti per morosità incolpevole. «Livorno - dice con un pizzico di orgoglio Roncaglia - è stato il primo comune in Italia a formare questo organismo nel giugno 2013». La legge regionale nel 2013 ha messo a disposizione 400 mila euro, e 250 mila euro per il 2014, mentre quella nazionale disporrà 20 milioni per il Paese (ancora non si conosce il dato locale).
Gli strumenti. «La commissione - continua l’assessore - usa le risorse della Regione operando sui provvedimenti di sfratto in tre direzioni. La prima è la proposta di un nuovo contratto con il vecchio proprietario: l’Ufficio casa apre una trattativa garantendo il saldo di tutti gli arretrati dell’inquilino moroso, a patto che il contratto sia rinnovato a canone concordato».
La seconda possibilità è quella di trovare un nuovo appartamento e firmare un contratto, sempre a canone concordato, tra chi è sotto sfratto e il nuovo proprietario, tutelando quest’ultimo con un fondo di avvio di 8 mila euro, da cui attingere in caso di morosità (fondo che, in teoria, assicura una copertura di almeno un anno e mezzo). La terza soluzione è il rinvio temporaneo dello sfratto, da uno a tre mesi, in attesa di una soluzione alternativa per l’inquilino moroso. Rinvio che non comporta penalizzazioni per il titolare dell’immobile, perché la commissione, con un indennizzo, paga l’affitto per quel relativo periodo di tempo.
L’appello. «Gli strumenti sono senz’altro preziosi - sottolinea Roncaglia - ma rischiano di diventare inutili se chi è sotto sfratto si rivolge troppo tardi alle istituzioni, o se chi ha un appartamento preferisce tenerlo sfitto o non si informa dei vantaggi, anche economici, che potrebbe ottenere rivolgendosi al Comune. Per questo - conclude l’assessore - chiediamo a tutti i soggetti interessati di collaborare con le istituzioni. Solo così potremo mettere un freno all’emergenza abitativa».
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