Offresi ecosistema per le imprese
Il prof. Dario al conclave sul nuovo sviluppo: «Impariamo dalla Silicon Valley, tutto parte dall’università»
LIVORNO. «Quando ero giovane sognavo la Silicon Valley. Ma quello che pochi sanno è che oggi non ci sarebbe alcuna Silicon Valley senza il primo centro di ricerca della Stanford University». Paolo Dario, lo scienziato livornese che dirige l’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna, esordisce così durante la sua “lectio magistralis” al work- shop sulle opportunità di investire nella nostra città.
Niente illusione di copiare qui, fra Ovosodo e la Meloria, il destino della Valley californiana ma c’è una idea da cogliere: «È vano il tentativo di creare qualcosa senza università». È per questo che Dario invita a «creare un ecosistema per insediare imprese». E forse qualcosina in questo senso si sta muovendo.
All’interno del progetto Build, nel segno dello sviluppo di Livorno declinato al futuro, ricerca e innovazione sono state le parole più pronunciate. Il futuro della città si gioca sull’unione tra logistica integrata, manifatturiero e tecnologie e Ict a supporto. L’assessore Darya Majidi indica 4 aree strategiche di sviluppo economico: due storiche, come il porto e tutto ciò che ruota intorno all’economia del mare, il manifatturiero ma anche la green economy e hi-tech. «Per ripartire – dice – occorre muoverci su quattro assi di sviluppo: la semplificazione amministrativa, con operazioni online, puntare su giovani e formazione, poli di innovazione e reti tra aziende».
È intorno al tema della semplificazione delle procedure che convergono i vertici della tecnostruttura della Regione per attrarre investimenti. «Giappone, Francia e Usa – dice Monica Colomb – sono i principali investitori in Toscana: e in genere, che si proceda per approccio strutturato oppure on demand, i progetti di investimento industriale puntano sull’alta tecnologica”.
Negli ultimi anni la Regione ha puntato molto a progetti di riqualificazione urbana: «Attraverso i Piuss, nel progetto Marketing Unitario della Regione – spiega Filippo Giabbani (Toscana Promozione) – vogliamo far emergere altre competenze oltre al turismo, finalizzate a creare un sistema industriale e di ricerca all’avanguardia a cui si unisca un’offerta localizzativa». A tal riguardo, l’assessore Giovanna Colombini ricorda che «abbiamo 5 progetti Piuss in città: significa che in questi anni abbiamo gettato le basi per il futuro. Gli spazi recuperati costituiranno centri di ricerca, formazione, sviluppo logistico e tecnologico».
Sul nuovo piano regolatore del porto e sulla striscia di water-front fra città e mare mette l’accento il sindaco Alessandro Cosimi: è quanto «erediterà la nuova amministrazione» ed è da lì che «potrà ripartire». Il ruolo dei Comuni? «Sono interpreti della programmazione territoriale: quel che occorre è una duttilità che dia la capacità di rispondere alle istanze di modernità richieste dagli investitori». Ecco che, oltre al sindaco livornese, anche quello di Colle Lorenzo Bacci parla della necessità di una maggiore integrazione e lavoro congiunto tra le parti. «Il lavoro fatto a Colle in questi anni è la riprova di come il nostro comune sia industrialmente credibile e lo studio Build dimostra come vi sia la necessità per Livorno e Colle di lavorare in tandem: la logistica soprattutto deve considerarsi la vocazione dell’interporto, come la polifunzionalità dell’area per cui abbiamo lavorato in questi anni».
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