Gioco
Il poker per costruire il futuro
Quattro assi per disegnare la nuova economia del territorio
LIVORNO. “L’obiettivo del progetto Build è quello di valorizzare le aree più strategiche della città e le eccellenze del territorio per farle conoscere agli investitori». Parole dell’assessore Darya Majidi al conclave al terminal crociere dedicato alle opportunità di investimento nel nostro territorio: sono on-line – ricorda – i 4 dossier della Livorno che si apre agli investimenti in campi come «hi-tech, green economy, economia del mare e manifatturiero». È un futuro che non nasce da zero, in queste quattro macroaree sono comprese varie attività presenti oggi sul territorio: molte soffrono la crisi o cercano di uscirne riconvertendosi per avere una “seconda vita”.
«Non è più come accadeva anche solo 15-20 anni fa sul fronte degli investimenti», dice Sergio Franceschi (Spil): «Se dalla morte di un’azienda si possono ricavare nuove unità produttive, oggi le aziende cercano strutture locative già funzionali da prendere in affitto e non da comprare come avveniva un tempo». Livorno – rileva – dovrebbe puntare alla riqualificazione e valorizzazione di aree ed immobili dismessi e poco utilizzati.
L’appuntamento di ieri ha messo in agenda anche una tavola rotonda per ascoltare la voce delle imprese che in questi anni hanno investito sul territorio e vorrebbero continuare a farlo. Lo dice Giovanni Spadoni (Porto 2000): «Non ci occupiamo solo di crociere ma anche di traghetti (che ogni panno trasportano 2 milioni di persone). Ci scontriamo con banchine non adatte a questo standard di numeri, e non possiamo neanche investire perché non le abbiamo in concessione. Aspettiamo che il nuovo Prg del porto, ampliando le banchine per il traffico passeggeri, ci metta nella posizione di far bene il nostro lavoro».
La sinergia tra pubblico e privato è necessaria per rimettere in moto il motore dell’economia: dal fronte delle imprese si chiede di abbreviare tempi per i permessi. «Se vogliamo attrarre investimenti stranieri dobbiamo entrare nella loro ottica», dice Polla (Masol): «Hanno capitali da immettere nel mercato e vogliono farlo subito non possiamo dire che ci vuole un anno per un permesso: la Masol ha scelto Livorno per il suo porto al centro del Mediterraneo ma vi sono problemi di infrastrutture che si presenteranno una volta che vorrà ampliare il commercio via terra».
Infrastrutture e snellimento burocratico sono i temi caldi al centro del dibattito. «Grazie anche alla lungimiranza del Comune di Colle, il nostro interporto – segnala il presidente Federico Barbera – si sta muovendo per una collaborazione quello di Trieste: abbiamo il problema di un difficile accesso l’uno ai mercati dell’Est e l’altro a quelli del Nord e Sud America. Mettendo a sistema le risorse potremmo offrire alle aziende possibilità di investimento e nel frattempo affiancare start up nella parte logistica».
Opportunità, innovazione, ricerca, formazione e investimento: ecco gli ingredienti dello sviluppo in città. «Ma da soli non possiamo andare da nessuna parte anche se siamo il primo costruttore di yacht al mondo occorre partecipazione da parte del pubblico», dice Perrone (Azimut). «Abbiamo vita difficile senza sviluppo del porto, altri bacini nel Mediterraneo stanno cogliendo l’opportunità di accogliere i turisti degli yacht e noi restiamo indietro a guardare per i tempi di realizzazione troppo lunghi: questo ci preoccupa».
Intanto l’area ricerca Enel, aziende come Argol, Kayser e Bcube crescono sul territorio livornese grazie a ricerca e innovazione, strappando nicchie di mercato che nonostante la crisi procedono molto bene. (g.ma.)
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