Il lutto
Tia, in arrivo lo sconto per le barchette
Aamps e Comune vanno a diritto sul pagamento, ma l’azienda apre al riconteggio delle aree tassabili. Lettera ai circoli nautici
LIVORNO. A pochissimi mesi dalle elezioni è diventato un caso politico. Se non altro perché tocca le tasche di migliaia di livornesi che hanno una barca o una barchetta ormeggiata ai moli e lungo i fossi. Aamps non torna sui suoi passi: non sospenderà il pagamento della Tia sugli specchi acquei richiesto al popolo delle barchette per gli anni che vanno dal 2008 al 2012. Non lo sospenderà come richiesto da molte forze politiche e dal consorzio nautico, che ha già presentato una sessantina di ricorsi alla commissione tributaria. Ma si dice pronta a rifare i conti su quanto dovuto dai proprietari.
È emerso dalla seconda commissione che ieri si accesa tra le polemiche non solo delle opposizioni ma anche dei consiglieri di maggioranza. E che ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di rappresentanti del popolo delle barchette, di fronte ai vertici Aamps (l’amministratore unico Enzo Chioni e Luisa Baldeschi) e del Comune (l’assessore Valter Nebbiai e il dirigente Alessandro Parlanti).
È venuto fuori che nei prossimi giorni Aamps invierà una lettera a tutti i circoli nautici. Nella lettera, letta in commissione da Chioini, l’azienda torna a sostenere di avere la «piena titolarità impositiva della Tia applicata sugli specchi d’acqua in concessione demaniale». Per sostenere questa tesi cita il verbale dell’incontro del 4 marzo tra Comune e l’Autorità portuale, dove si legge che «è inequivocabile che, in relazione alle annualità precedenti al 2014, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti provenienti anche dai concessionari degli specchi acquei dei fossi è stato svolto dal Comune attraverso Aamps».
A partire da quest’anno, si legge nel verbale, il servizio sarà organizzato dall’Authority seguendo il bando di gara che è stato pubblicato nel 2013. Parlanti - che premette di avere un «conflitto perché iscritto a un circolo, che però ha deciso all’unanimità di non fare ricorso» – aggiunge che «per il dirigente non fare niente comporterebbe un abuso d’ufficio» e che «a San Vincenzo la Tia è sempre stata pagata». Ma c’è differenza tra i fossi e un porto tusristico, controbattono dalla sala. E lui: «La Cassazione è filo-tributaria in tema di spazi acquei». Poi «che non ci sia una chiarezza nella norma è un dato di fatto».
Ma torniamo alla lettera: Aamps ricorda di avere inviato a novembre ai circoli una nota «con la quale invitava a regolarizzare la posizione Tia con la prestazione bonaria dell’apposita dichiarazione». Per poi inviare a tutti la fattura. Non proprio noccioline: la somma richiesta sfiora il milione di euro. Ma come sono state calcolate le somme? Un po’ così. Visto che, si legge, «stante la mancata regolarizzazione richiesta a novembre», la fatturazione «è avvenuta in base a un criterio presuntivo (come previsto dal regolamento), sottoponendo a tributo il 70% della superficie in concessione». Un po’ un pasticcio.
Così ora, fermo restando i ricorsi, Aamps invierà una nuova lettera, pronta a rifare i conteggi: i diretti interessati avranno 15 giorni per «proporre istanza di riesame, allegando idonea documentazione a partire dalle planimetrie delle superfici utilizzate». «Questa comunicazione – si precisa – non inficia la tassabilità». Ma «è diretta, qualora ve ne fosse bisogno, alla effettiva determinazione delle aree tassabili». Che nella maggior parte dei casi, non potrà che essere inferiore a quel 70% contestato. Portando a uno “sconto” rispetto alle somme richieste. Ma a giudicare dai commenti di ieri nel salone, non è affatto detto che basti a calmare le acque...(j.g.)
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