Il dolore
Concorso presidi, che pasticcio Ennesimo caos per le scuole
Il provvedimento azzera l’esito della selezione anche se i responsabili sono al lavoro già da due anni. È un problema che riguarda gli istituti di quasi 11mila alunni nella nostra provincia
LIVORNO. Sul fronte della scuola non manca davvero un campionario di pasticci che hanno dell’incredibile e del paradossale, ma la storia dell’azzeramento del concorso dei dirigenti scolastici – gli ex presidi, insomma – probabilmente li supera tutti d’un balzo. Anche perché una sfilza di istituti sono guidati da più di un anno e mezzo da responsabili nominati sulla base di quella selezione. Cosa accadrà quando sarà ufficialmente notificata la sentenza che annulla quel concorso?
Maria Grazia Rocchi, deputata Pd che ha alle spalle una lunga carriera da insegnante e poi da preside, punta il dito contro un paradosso: il rischio che siano trasformati in una sorta di “fantasma” giuridico che si aggira per le scuole.
È un ginepraio che nella nostra provincia riguarda otto istituti, metà dei quali a Livorno (ma il conto, secondo altre fonti anch’esse attendibili, salirebbe a 11). Una stima dice che sarebbero coinvolti in tutta la provincia quasi 11mila alunni (su poco meno di 40mila), e più di 7mila nella sola Livorno città.
Complessivamente si sa che a livello regionale la questione riguarda 112 dirigenti che stanno facendo il secondo anno da presidi, ai quali se ne aggiungono altri 6 che stanno per finire il primo anno e ulteriori 23 sono in attesa della nomina.
«Sarebbe estremamente grave – afferma la parlamentare – se a pagare un vizio di forma burocratico fosse chi ha superato un concorso severo e da tempo ha sulle spalle la responsabilità di guidare il proprio istituto». Tradotto: il rimedio non può essere che questi dirigenti vengono tolti di mezzo e le loro scuole spedite in braccio come “reggenza” ad altri presidi, che magari già sono costretti a fare i salti mortali per gestire non solo il loro istituto ma anche qualcos’altro. Di più: «Si finirebbe per capitombolare in un precipizio di guai e controsensi: questi ex prof hanno lasciato la cattedra della loro materia, non possono esser rispediti lì perché al loro posto sono già stati immessi in ruolo altri docenti».
Rocchi mette in guardia contro «il rischio di finire in un uragano di ricorsi». E non è tutto: dopo la notifica, chi sarebbe giuridicamente titolato a firmare gli atti di quella scuola?
Esiste anche un altro aspetto: il guaio non l’hanno fatto gli aspiranti presidi combinando qualcosa di irregolare, la sentenza del Consiglio di Stato – insiste Rocchi – non se la prende né con le prove né con la valutazione. Il problema sta nella modalità con cui in Toscana si è rimpiazzato il presidente della commissione. Dunque, tutto ok fino al rimpiazzo, c’è da rifare daccapo tutto il resto: a partire da una nuova correzione di una parte degli scritti e, successivamente, i colloqui orali.
Su tutto questo grava come un macigno il pronunciamento del Cosniglio di Stato: mica pinzillacchere. E, detto per inciso, al tempo stesso c’è da fare i conti con il fatto che la nascita del nuovo governo ha modificato l’identikit della plancia di comando: cambiato il ministro, cambiati i sottosegretari, cambiato il capo di gabinetto. Non è semplice venirne a capo, anche se Rocchi rileva che il governo ha mandato «qualche segnale di attenzione».
L’intervento del governo è quel che chiede anche la senatrice Alessia Petraglia (Sel): «Di fronte al rischio caso, denunciato anche da alcune organizzazioni sindacali, è necessario che l’esecutivo si faccia carico di una decisione che non può che essere di tipo legislativo: salvaguardando i vincitori ma anche le legittime richieste dei ricorrenti e degli idonei».
Patrizia Villa, dirigente del sindacato Flc Cgil, richiama l’attenzione anche su altre incongruenze. Come dire: l’intoppo-harakiri non è figlio del fato. «Avrei molto da dire sul fatto che si debba puntare ogni energia sulla dirigenza anziché sul complesso dei lavoratori. Ma di sicuro non si può investire la dirigenza di un ruolo salvifico e poi selezionarla con modalità-pateracchio, badando solo al fatto che qualunque cosa costi niente o quasi».
Ed è solo l’ennesimo capitolo di una telenovela di pasticci. «Come nel caso di quanti hanno fatto domanda di pensione nel 2011 e si sono visti cambiare le regole il 1° gennaio successivo: i diritti possono esser cancellati con un colpo di spugna e stop».
Qualcosa del genere è capitato anche agli insegnanti del 2002 con diploma magistrale, dice Villa: «Giusto chiedere la laurea per insegnare ma qui si è triturata una fascia di persone e lo si èp fatto a macchia di leopardo: qualcuno sì, qualcuno no». Idem per le posizioni economiche Ata: il percorso formativo contrattato è stato fatto a pezzi. «Prima contrattano e poi cancellano, basandosi sul fatto che comunque poi tu sei lì in prima fila e non te la senti di creare problemi ai ragazzi. Non è forse vero che ogni inizio d’anno scolastico i genitori dei bambini disabili devono minacciare fuoco e fiamme per poi ottenere le ore a febbraio? E il caos delle “code” della Gelmini con gli inserimenti a “pettine” nelle graduatorie, ve lo siete dimenticato?».
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