Morì a 21 anni in ospedale «L’Asl non vuole risarcire»
Fabrizio Guarguaglini è scomparso nel 2011 dopo un intervento all’intestino La rabbia della madre: «Trattati come spazzatura, nessuno ha spiegato nulla»
LIVORNO. «Hanno trattato la vita di mio figlio come fosse spazzatura: i medici non ci hanno mai spiegato cosa sia davvero successo tra il ricovero, l’intervento e la morte. Dopo il decesso sono stata convocata dalla direzione dell’Asl 6. Ma vi rendete conto in che condizioni potevo essere? Cosa potevo capire? Mi dissero che non sapevano come fosse accaduto, invece lo sapevano bene. Fabri era un ragazzo di 21 anni alto un metro e 87 che il giorno in cui è entrato in ospedale per un blocco intestinale, era il 17 di agosto 2011, pesava 87 chili. Quando è morto, 25 giorni più tardi, ne pesava appena 60. Per fortuna la consulenza chiesta dal giudice ha chiarito molti lati oscuri e soprattutto le responsabilità. Ma nonostante questo l’Asl chiamata in causa per una mediazione civilistica, dopo quattro incontri si è alzata dal tavolo della trattativa senza nemmeno fare una proposta. Ecco perché per avere giustizia non ci resta che chiedere i danni in sede civile. Altrimenti uccideranno Fabri una seconda volta e io non posso permetterlo».
Catia Cristaldi si asciuga le lacrime che hanno interrotto il suo sfogo. Suo figlio si chiamava Fabrizio Guargaglini e non ha festeggiato il suo 22esimo compleanno: è morto alle 5.58 del 12 settembre di tre anni fa all’ospedale di Piombino in seguito a una emorragia interna.
La storia clinica del ventunenne la racconta la stessa mamma che ha deciso di non denunciare i medici in sede penale. «Mio figlio aveva un problema congenito all’intestino, più lungo rispetto al normale e non fissato all’addome. Prima del ricovero aveva avuto alcuni problemi ma era bastata la somministrazione di lassativi perché il problema si risolvesse. Invece quella volta hanno deciso di intervenire con una riduzione».
Fabrizio, nato a Piombino ma da qualche anno residente a Torino, l’estate della tragedia era tornato in Toscana dai nonni per passare le vacanze. «Aveva dei dolori ed è stato portato in ospedale. Dopo una settimana hanno deciso di operarlo. Ci hanno detto che l’intestino si stava dilatando e che poteva esplodere. Ci siamo spaventati e abbiamo dato l’ok per l’intervento».
Le conseguenze sono state tragiche. «La cosa più tremenda - prosegue -è stata quella di veder morire mio figlio senza poter far niente. E poi essere trattati così. Quando senti alla tv o leggi casi simili, sembrano cose impossibili. Invece vi dico che può accadere. Fabri era un ragazzo eccezionale, buono, si era diplomato e stava cercando lavoro. Con lui avevamo un patto: ogni volta che a Gardaland aprivano un nuovo gioco andavamo a provarlo. Da quando non c’è più sono tornata a Piombino per stargli vicino. I primi tempi al cimitero mancava solo che ci dormissi. Adesso, invece, non riesco nemmeno più a entrarci».
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