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Livorno

Ex Agelp nella bufera i lavoratori tornano in bilico

Ex Agelp nella bufera i lavoratori tornano in bilico

Presidio davanti a Palazzo Rosciano: rischio liquidazione a pochi mesi dal debutto della nuova società

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LIVORNO. Non c’è pace per i 62 lavoratori ex Agelp, l’unico soggetto che nel porto di Livorno ha l’autorizzazione in base all’articolo 17 (e dunque può fornire manodopera ad altri in caso di picchi di lavoro). Ieri pomeriggio erano davanti alla sede dell’Authority per un presidio in cui hanno messo l’accento sulla propria preoccupazione per quel che sarà del loro posto di lavoro.

Torna in bilico il futuro: c’è il rischio che la nuova società, ora ribattezzata Alp, sia messa in liquidazione a pochi mesi da quando ha preso il posto della vecchia Agelp.

Già quel passaggio nei mesi scorsi dev’esser stato tutt’altro che indolore, se è vero che sono state tagliate le buste paga e la contrattazione di secondo livello (tant’è che al voto sulle rappresentanze sindacali le sigle Cgil Cisl Uil l’hanno pagata cara e i Cobas sono diventati il primo sindacato). Era cambiata la compagine dei soci: ma delle 22 imprese autorizzate (articolo 16 e 18) solo sei hanno aderito più il gruppo Neri, che si occupa di servizi tecnico-nautici ma ha accettato ugualmente di entrare («e l’ha fatto con un ruolo di primo piano: un segnale lui l’ha dato, altri proprio no»).

A battere i pugni sul tavolo è la Filt Cgil per bocca di Simone Angella: «Non ci stiamo a vedere gli imprenditori che si improvvisano pseudo-sindacalisti e provano a indirizzare la rabbia dei lavoratori contro altri lavoratori. Dicono che i guai sono colpa di altri che portano via il lavoro usando impropriamente le imprese autorizzate con l’articolo 16. Io dico che il problema vero è il lavoro che non c’è: e allora gli imprenditori dovrebbero mettersi a fare gli imprenditori. E, detto per inciso, andare a conquistare traffici invece che far tante chiacchiere e cercare di affrontare la crisi con il vecchio trucco di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri».

Però nel mirino di Angella c’è soprattutto l’Autorità Portuale: «In base alla riforma 84/94, nella modalità seguita a Livorno, è l’Authority che affida a un pool di imprese l’operatività del soggetto art. 17. Ma non se ne può lavare le mani: è lei che ha in mano le chiavi di tutto, comprese tariffe e regolamenti».

Ma c’è anche un problema più generale, secondo la Filt Cgil. «È una menzogna – tiene a sottolineare Angella – dire che se c’è un problema di competitività del porto la colpa è dei lavoratori: basta con le favole, qui c’è gente che deve arrangiarsi con mille euro al mese. E l’Authority, cosa fa? Con una mano chiede ai lavoratori di restituire una parte degli stipendi degli ultimi mesi, con l’altra mano dà cospicui aumenti ad alcuni dirigenti».

Angella prende la rincorsa da qui per andare all’attacco dei piani alti di Palazzo Rosciano: «C’è bisogno di una svolta netta», reclama. Con un siluro diretto verso i vertici, suona quasi come un ultimatum: «Se gli ingranaggi del porto non funzionano o c’è un cambio di passo o è bene che chi sta è al timone lo passi ad altri».

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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