Il Tirreno

Livorno

Nuovo colpo di scena: disco verde ai Tir

di Federico Lazzotti
Nuovo colpo di scena: disco verde ai Tir

La Corte di appello ha sospeso la sentenza che impediva l’uso della strada ai mezzi pesanti e l’utilizzo solo ai privati

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Più vicina l’apertura della discarica del Limoncino. Da ieri pomeriggio, infatti, è di nuovo possibile raggiungere la cava di monte La Poggia, anche a bordo dei camion percorrendo via del Limone. Come il 20 ottobre di tre anni fa, giorno in cui il giudice per le indagini preliminari firmò la richiesta di sequestro preventivo della discarica e prima che il giudice civile, a luglio dello scorso anno, definisse il percorso «privato e inadeguato al traffico di mezzi pesanti» impedendone l’accesso.

In una settimana, dunque, la storia della cava del Limoncino è tonata al punto di partenza: libera e accessibile, in attesa del collaudo da parte dei tecnici della Provincia. «Tecnicamente se arrivasse questo ok potrebbe addirittura iniziare l’attività», spiegano gli esperti.

L’unico inghippo riguarda i tempi visto che il prossimo 20 di aprile scade l’Aia, l’autorizzazione di impatto ambientale, e sarà impossibile (o quasi) che il collaudo arrivi prima di questa data, dunque in ogni caso servirà il rinnovo. «La speranza - ripetevano i cugini Bellabarba, proprietari del sito - è quella di riuscire a iniziare l’attività entro la fine dell’anno».

La prospettiva della società Gaetano Bellabarba srl, è cambiata in appena otto giorni, lunedì scorso con l’assoluzione dei quattro indagati, tra i quali Federico Bellabarba, dall’accusa di falso e reati ambientali durante il percorso di approvazione, ieri con la sospensione della sentenza civile della Corte d’Appello di Firenze.

Spiega l’avvocato Massimo Girardi che con il collega Massimo Banchelli ha curato la parte civilistica. «Siamo contenti, il presidente della Corte ha sospeso l’esecutività della sentenza che sarà discussa nel merito l’8 maggio».

Al centro della battaglia civilistica la natura della strada (pubblica o privata?) e la sua idoneità al passaggio di mezzi pesanti. Lo scorso 17 luglio il giudice Roberto Urgese dette ragione ai frontisti, un ottantina di proprietari di altrettanti annessi agricoli che presentarono un esposto in tribunale. Il giudice fu chiarissimo: non ci sono elementi che giustifichino l'uso pubblico della strada e quindi il passaggio di camion verso la discarica. «La strada - scriveva - non ha illuminazione pubblica, non è servita da mezzi pubblici, non vi è raccolta di rifiuti, i frontisti ne curano in via esclusiva la manutenzione». Ma soprattutto, sottolineava l’esistenza di un accordo siglato nel 2000, quando Bellabarba era in procinto di subentrare nella gestione dell'allora cava del Canaccini. Quell'accordo prevedeva che la società (con un contributo economico dei frontisti) lasciasse la strada in buone condizioni una volta esaurita la cava. Da quell'atto, scriveva Urgese, «non si può che ricavare che la volontà delle parti fosse di limitare il transito dei veicoli pesanti all'esaurimento della cava, altrimenti non avrebbe avuto senso prevedere il ripristino della strada per poi continuare con il transito di mezzi più impegnativi». Transito che, sosteneva, «viola il diritto all'incolumità e all'integrità degli abitanti». Al fianco dei Bellabarba anche il Comune di Livorno che a questa sentenza ha fatto appello.

«Quando era una cava estrattiva - spiegano i proprietari - passavano circa 150 camion al giorno, con la discarica al massimo saranno 30».

Ora l’ultima parola spetta alla corte d’Appello. Intanto la strada torna accessibile, anche ai camion.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web