Gioco
Stravince Ruggeri (Pd) vanno a votare in 4400
L’ex capogruppo in Regione candidato sindaco del centrosinistra con il 76% «Ora non si può dire che il mio nome sia stato scelto nelle stanze di partito»
LIVORNO. Non si può certo dire che sia una sorpresa, ma da ieri è ufficiale: Marco Ruggeri (Pd) a maggio si presenterà ai livornesi come candidato sindaco della coalizione formata da Pd, Sel, Idv, Psi e Centro Democratico.
Ieri l’ex capogruppo 39ennedei democratici in consiglio regionale ha stravinto le primarie del centrosinistra con il 76,56% delle preferenze (3.347 voti). A Livorno sono andati a votare in 4.399: l’architetto urbanista di Sel, Roberto Idà, che aveva dichiarato di essere sceso in campo «per vincere» è secondo con l’11,55% (appena 505 voti), tallonato dall’ingegnere sostenuto dal Psi e dall’associazione Confronto, Gianfranco Morelli, che arriva al 9,11% (398). Ultimo il segretario di Idv, Andrea Romano, fermo al 2,79% (122 schede).
«È una soddisfazione – dice a caldo Ruggeri – che comunque dura una serata, perché da domani iniziamo la campagna per le elezioni. Ricominceremo dalle difficoltà della città, pensando a fare punto e a capo per ricostruire il futuro». Chiusi i seggi, l’ex segretario Ds e Pd brinda nella sede di via Donnini, con accanto la figlia Marta e la moglie Monica, insieme ai vertici di istituzioni e partito. Ironia della sorte: forse in sala è davvero l’unico a non aver fatto la croce sul nome Ruggeri, perché risiedendo a Colle non può votare. Ma mentre i democratici esultano, gli sfidanti-alleati polemizzano sull’affluenza: con sfumature diverse, ripetono che guardando ai numeri dei votanti c’è poco da festeggiare.
Va detto che non esiste un vero metro di paragone, perché è la prima volta che in città la coalizione di centrosinistra si affida alle primarie, quindi al voto aperto agli elettori anche sedicenni, per scegliere il candidato sindaco. Lo ripete il segretario del Pd, Yari De Filicaia, che parla di «affermazione importante frutto di un lavoro iniziato da Ruggeri e dal partito in questo lungo percorso» e dice che «siamo soddisfatti anche di come è stato portato avanti il dibattito nelle primarie, corretto e costruttivo. L’affluenza? È la prima volta – ripete – che facciamo le primarie, per le parlamentarie nel 2013 sono venuti a votare in 3.600. Potevano venire più persone? Forse sì, ma noi abbiamo dato a tutti l’opportunità di votare mettendo a disposizione i migliori candidati che avevamo: prendiamo questo risultato e lavoriamo per ampliarlo».
Come metro di paragone ci sono comunque i risultati dei comuni del resto della provincia e della regione che hanno votato domenica 9 marzo. A Piombino, ad esempio, hanno votato in 3.132, a Empoli in 3.644 a Rosignano il boom con 3.519 presenze. A Cecina sono andati alle urne in 2.149, circa 2mila a San Vicenzo, quasi 3mila in realtà come Montelupo fiorentino e Fucecchio. A Reggio Emilia, città simile a Livorno per storia politica e numero di abitanti, il 2 marzo i votanti sono stati più di 6mila, ma dopo una serie di ricorsi e irregolarità circa mille schede sono state annullate. Se poi si guardano i numeri delle primarie dell’ 8 dicembre, il risultato di ieri sembra un collasso: in città andarono a votare in 13.836. Attenzione però: in quell'occasione sulla scheda c'era la faccia di Renzi (con Cuperlo e Civati), che poi sarebbe diventato segretario nazionale del Pd e premier.
Considerando che gli iscritti al Pd sono circa 2.500 e che ieri sono andati quasi tutti a votare, sostenendo Ruggeri («oltre il 95%», fa notare con soddisfazione l’organizzatore del Pd, Maurizio Paolini, che da presidente della commissione ringrazia «l’esercito di 300 volontari ai seggi, tutto è filato liscio»), quello che sembra essere mancato è proprio il voto degli “extra”.
«Ma nelle primarie – controbatte Ruggeri, che sicuramente più di tutti i candidati avrebbe avuto da perdere in queste primarie – si tende sempre a guardare più all’interno. È chiaro che ora cambia completamente lo schema di gioco...».
«Le primarie – riprende – sono state fatte anche per cercare di consolidare la coalizione con il voto di iscritti e simpatizzanti. Si è voluto evitare di fare un accordo tra segretari di partito e si è cercato un avallo degli elettori. È evidente che nessuno si aspettava una partecipazione paragonabile a quella dell’8 dicembre, io mi ero dato l’obiettivo dei 3-4mila partecipanti, perché questo era il clima che si respirava. Di fatto c’è stata un’investitura, sono contento di questo passaggio: non si può dire che la mia candidatura sia stata scelta nelle stanze di partito».
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