Sicurezza
«Le tre “b” di Maria Elena: bella, brava e buona». Viaggio a Laterina, paese del ministro Boschi
«Siete qui per raccogliere un po’ di zizzania? Non la troverete perché è stata sempre una brava ragazza». Gli abitanti del borgo aretino di tremila seicento anime raccontano la vita della loro compaesana

Giù le mani dalla B.B.B. di Laterina. Il piccolo borgo vicino ad Arezzo insorge in difesa di Maria Elena Boschi presa di mira dalla satira, che qui tutti, dal prete alla signora che vende il pane («questo toscano è il preferito della ministra»), definiscono con tre aggettivi da soprannome: bella, brava, buona. E guai se uno prova a scalzare sulla vita giovanile di santa Maria Elena da Laterina: «Anche lei è venuto a raccogliere un po’ di zizzania? Non la troverà perché è stata sempre una brava ragazza», ci dicono in coro i paesani a chiacchera fuori del bar di fronte alla chiesa. Laterina è un piccolo borgo aretino di tremila seicento anime, il cui paesaggio, secondo quanto sostiene lo scrittore Anselmo Rondoni, farebbe da sfondo alla celebre Gioconda di Leonardo.

(In foto: Laterina)
Laterina set. Da quando la Boschi è diventata ministra, il borgo è sotto pressione, si è trasformato in un set: tv, cineoperatori, fotografi, giornalisti. «Non ci siamo abituati. Comunque, lo scriva, Maria Elena non si merita di essere maltrattata.
Video: l'imitazione di Raffaele al centro della polemica
E la risposta del ministro su twitter
— maria elena boschi (@mariaelenabosch) 7 Marzo 2014Ok la satira, ma gli attacchi di Lucci delle Jene sono inqualificabili. E non è vero che la ministra non abbia spessore, è invece una preparata, concreta. Recentemente avevamo il problema di salvare la prima media a Ponticino, una frazione del comune, dove è nato Pupo, e grazie a Maria Elena ci siamo riusciti», racconta il sindaco Massimo Gennai.
La villa rosa dei Boschi. Dal centro del borgo, in alto, si vede ad un tiro di schioppo la villa rosa dei Boschi, tra un mega capannone e un campo intriso d’acqua. Lì abitano i genitori di Maria Elena: il padre Pierluigi, 60 anni, ex dirigente della Coldiretti e consigliere del cda di Banca Etruria, la madre Stefania Agresti,57 anni, insegnante, vicepreside e vice sindaco, che fino a qualche settimana fa era in odore di sostituire Gennai ma dopo la nomina della figlia a ministra ha preferito ritirarsi dalla corsa a sindaco. Maria Elena, 33 anni (è nata di gennaio come Renzi, ma il giorno 24, sotto il segno dell’acquario) ed è la primogenita. Dopo di lei sono nati Emanuele, 30 anni, e Pierfrancesco, 25 anni, che proprio oggi, informa il sindaco, dovrebbe laurearsi in ingegneria.
Domenica mattina soleggiata ma increspata di nuvole, nella piazzetta di Laterina c’è lo struscio dei giorni di festa mentre in chiesa si canta. Entriamo. La ministra che qui, dentro queste pareti sacre, è stata battezzata, ha fatto la chierichetta ed è stata catechista, non si è vista. «Non si vedono carabinieri, vuol dire che oggi non arriva. Comunque lei va lì, è quello il suo mondo», spiega Duilio, un anziano muratore, indicando la chiesa, e poi aggiungendo: «Io invece sto dall’altra parte, la parte del Diavolo», sorride.
Tutti chiesa, casa e sezione. E con le sue mani tarchiate dagli anni e dalla fatica, Duilio racconta l’anima di Laterina: di qua i rossi, di là i bianchi, Beppone e don Camillo, la falce e la croce. I Boschi sono tutto chiesa e sezione. I genitori della ministra si sono conosciuti durante un comizio della Dc alla fine degli anni Settanta. E Maria Elena, con qualunque persona uno parli a Laterina, la racconta in riferimento alla vita della chiesa e delle parrocchia. «E’ stata la catechista di mio figlio Federico. Era molto preparata. Amabile ma anche esigente perché, spiegava, la preparazione religiosa non può essere presa sottogamba», racconta la barista Rita Gennai.
Madonna ma non bigotta. Chi la conosce bene è don Alberto Gallorini, parroco della cattedrale di Sansepolcro, che per molti anni è stato a Laterina, e ricorda che il suo primo battesimo, nel 1981, fu proprio quello di Maria Elena. «In parrocchia ha fatto tutto. Serviva la messa, leggeva le letture domenicali, per due anni ha fatto la madonna nel presepe vivente, ma soprattutto è stata catechista non banale o superficiale. E’ una che approfondiva gli aspetti storici e teologici», spiega don Gallorini.Occhio però ai santini, dicono a Laterina. Sì, Maria Elena è molto religiosa e legata alla chiesa ma non bigotta. Intervistata da Vittorio Zucconi, la neo ministra si è detta favorevole ai matrimoni gay («il progetto di vita di una coppia omosessuale non può valere meno del mio»), al testamento biologico e alla legalizzazione delle droghe leggere: «Sono un po’ lib sui temi del lavoro, dell’economia e del mercato, ma sui diritti supero Renzi a sinistra», ha spiegato la Boschi.
Quella notte a Parigi. Sì, brava, bella e buona, ma anche curiosa e trasgressiva, come ricorda don Gallorini. Era il 1997 e un gruppo di giovani di Laterina, tra i quali anche Maria Elena, parteciparono alle giornate mondiali della gioventù cattolica, i giovani devoti di papa Wojtyla, ma una sera la sedicenne Boschi tornò in ostello dopo mezzanotte. Era stata attratta dalla Parigi di notte. Così come lei stessa racconta la sua passione per il ballo, Le Mirage ad Arezzo e la Capannina in Versilia le discoteche più frequentate. E per la musica il ricordo ancora negli occhi del concerto di Bruce Springsteen a Firenze sotto il diluvio.
Finito il liceo classico, un po’ come molti giovani di Laterina, anche la Boschi è emigrata altrove, a Firenze, università e laurea in giurisprudenza, poi la pratica in uno studio Tombari Laroma e associati. Poi nel 2009 i primi approcci con la politica, si batte per Michele Ventura sindaco ma a vincere è Renzi.

(In foto: le ministre del governo Renzi)
L’icona del renzismo. La storia poi è nota. La Boschi dà un suo parere gratuito per la privatizzazione dell’Ataf, Renzi rimane colpito e la segnala per il cda di Publiacqua. Nasce un’amicizia, un’intesa. E nell’estate del 2012 la neo ministra viene raggiunta da una telefonata di Renzi mentre si trova in vacanza in Sardegna con il fidanzato: »Hai 24 ore di tempo per decidere se puoi aiutarmi per le primarie».
La Boschi ci pensò, era molto incerta perché salire sul camper significava abbandonare almeno per tre mesi l’attività forense appena iniziata. Alla fine disse sì: «Ok, Matteo, partecipo».
Da quel momento non è più scesa dal camper renziano. Fino ad approdare a Roma prima come parlamentare, poi nella direzione del Pd e infine come ministra.Da allora è diventata la Gioconda di Renzi, il suo volto bello e «soave» (come ha scritto Pietrangelo Buttafuoco) e la «giaguara» per le scarpe leopardate sfoggiate alla Leopolda. E soprattutto l’icona femminile del renzismo.
Video. Boschi: "Valutatemi per le riforme e non per le forme"
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