Gioco
Mai così tanti quattrini in banca nel bel mezzo della crisi choc
Nella provincia di Livorno i depositi delle famiglie consumatrici sfiorano i 4 miliardi di euro Più 6,1% nell’ultimo anno: in tutto il Centro nord solo in 10 province sono cresciuti di più
LIVORNO. Le vendite al dettaglio in calo da 25 trimestri di fila al punto da restringere la “torta” del commercio del 25% in sei anni. Il polo della componentistica auto che, come dice il dossier della Regione sullo stato di crisi, ha perso 900 posti di lavoro nel settore-chiave dell'industria livornese (senza contare l'apocalisse di guai che si è abbattuta sulla siderurgia a Piombino). La cassa integrazione che dall'inizio della crisi, eccetto il 2011, sono ormai su standard i 6-7 milioni di ore all'anno nella nostra provincia, 15-20 volte di più degli anni ante-crisi (ancor di più fra gli impiegati, dove meno di dieci anni fa si contavano 50-60mila ore di "cassa" all'anno e ora è stabilmente oltre la soglia del milione). E la disoccupazione che già dal giugno scorso è volata al 14%, quasi il doppio del resto della Toscana.
La sfilza del piagnisteo potrebbe continuare fino in fondo alla pagina. Ma c'è un "ma": a sorpresa gli ultimissimi dati di Bankitalia raccontano che crescono i risparmi delle famiglie consumatrici sul fronte delle banche e della posta (Cassa Depositi Prestiti). La cifra? Nella provincia di Livorno a fine anno la montagna dei quattrini che le famiglie consumatrici hanno sui conti è arrivata a un soffio dal tetto dei 4 miliardi di euro: per la precisione, 3.993,5 milioni di euro, ultimo dato disponibile.
Mai così tanti, in questa voce del risparmio diffuso dei livornesi: 93 milioni di euro in più rispetto a sei mesi prima, cioè all’inizio dell’estate, oltre 228 milioni in più a paragone del 31 dicembre dell’anno precedente. Ecco, il paradosso è proprio questo: nei dodici mesi più bui di questa maledetta crisi che ci azzanna ai polpacci salta fuori che le famiglie hanno rimpinguato il gruzzoletto. E anche parecchio: più 6,1%, mica briciole.
Non è finita: un balzo così significativo del risparmio delle famiglie – nella doppia veste bancaria e postale – ha pochi eguali. Basti dire che, nella metà del Bel Paese che sta a nord di Roma (e dunque almeno in teoria la più dinamica dal punto di vista economico-finanziario), solo dieci province (su 65) fanno registrare una impennata così rilevante.
Per capirci: la crescita del risparmio delle famiglie consumatrici risulta qui da noi più del doppio di quel che accade nel resto d’Italia (più 2,8%). E in Toscana? Ci sorpassano tre realtà: Arezzo (più 8,1%), Siena (più 7,0%) e Massa (più 6,4%), le ultime due un po’ a sorpresa visto che sono state travolte dalla crisi (l’una del Monte Paschi e l’altra del proprio sistema industriale). Ma siamo pur sempre su standard doppi rispetto a Pisa (più 3,1%) e Lucca (più 3,3%).
Questa differenza emerge negli ultimi 12 mesi perché in precedenza era molto meno marcata: anzi, se guardiamo indietro di sei anni (ma un po’ a spanne perché allora il risparmio postale non finiva in questo conto), ecco che a Livorno la cassaforte “familiare” è cresciuta sì ma meno che altro. Ad esempio: rispetto al San Silvestro 2007 ante-crisi, qui da noi l’incremento è di 81 punti percentuali mentre a Pisa supera i 94 e a Lucca i 97...
Le cifre della crisi choc sembrano fare a pugni con i numeri di questo “gruzzolone” da 4 milardi di euro, non c’è dubbio. Ma non è affatto vero che sia una bugia la crisi o che sia fasulla questa piramide di quattrini. E se sono entrambe vere, non c’è che una possibilità: accanto a una parte della società che viene fatta a fette dai guai della crisi, esiste anche un’altra metà che invece riesce a galleggiare e anzi forse nuota benino. Per dirne una: in una fase di bassi prezzi immobiliari come questa, può fare affari non ha troppi problemi di liquidità e non deve vendere la propria casa per comprarne un’altra.
È un altro indizio di quanto stia crescendo la disuguaglianza fra le classi sociali. Con una riprova che troviamo passando al setaccio i dati aggregati delle dichiarazioni Irpef: l’ultimo dato disponibile, quello relativo alle denunce dei redditi presentate nel 2012, dice che nei sette anni precedenti è aumentato del 44,5% il numero dei contribuenti con imponibile sopra i 100mila euro ed è aumentato del 40,9% quello di chi dichiara merno di 3mila euro. Tradotto: i ricchi sono più ricchi e i poveri sono più poveri.
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