Il Tirreno

Livorno

«Truccati i conti di Basket Livorno», indagato l’ex presidente Tofani

di Federico Lazzotti
«Truccati i conti di Basket Livorno», indagato l’ex presidente Tofani

Nell’inchiesta della finanza spuntano due contabilità parallele «reale» e «ufficiale». Nel pc del numero uno i messaggi al sindaco Cosimi

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LIVORNO. C’era un bilancio «reale» che conoscevano in pochi e uno «ufficiale» che veniva presentato agli enti di controllo, a cominciare dalla Federazione italiana pallacanestro. Poi c’erano le fatture da pagare a ogni costo senza essere poi registrate, e sponsorizzazioni «pilotate» che uscivano dalla porta della sede, passavano dalla società collegata all’allora presidente Patrizio Tofani, per poi rientrare dalla finestra in forma di contributo individuale. In un sistema del quale facevano parte “teste di legno” e dipendenti pagati anche al nero. Ma soprattutto c’è il sospetto che il Comune, azionista al 5% della Basket Livorno srl attraverso la partecipata Livorno sport, fosse a conoscenza della reale salute dei conti della società e che tra il 2007 e il 2009, non abbia denunciato nella persona del sindaco Alessandro Cosimi le anomalie contabili alle autorità competenti.

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Un sospetto che nasce dai documenti trovati nel computer sequestrato nel giugno scorso al presidente Tofani e denominati “Schema riepilogativo x Cosimi”, “Relazione per l’assemblea”,“Carissimo Alessandro”, “Caro Alessandro”. E dentro ai quali ci sono, ad esempio, gli aggiornamenti sulle perdite, il fabbisogno economico e i debiti verso l’esattoria. Ma non solo.

«Sono sorpreso - replica il primo cittadino che non risulta indagato - sono tutte persone perbenissimo fino a prova contraria. Che io sapessi di questi atti non ha nessuna significazione». Eppure proprio Tofani spiega: «Incontravo il sindaco tre, quattro volte all’anno e lo informavo, ma le cifre che gli fornivano erano poi quelle reali che compaiono a bilancio».

Per chiarire i dubbi e le ipotesi investigative, a cominciare dal reato contestato a Tofani - bancarotta - si stanno muovendo gli inquirenti nella doppia inchiesta a porte chiuse che prima la sezione di polizia giudiziaria della Finanza coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci e poi i colleghi della polizia tributaria e il pm Luca Masini stanno svolgendo sulla gestione che ha portato alla fine della maggiore società cittadina di pallacanestro, scomparsa dal panorama cestistico nazionale nel 2009 quando era in Legadue e al momento sempre più vicina al de profundisi.

Dell’ultimo tentativo di concordato preventivo per ripianare un buco di oltre 2,2 milioni di euro, è stata infatti chiesta la revoca e adesso si aspetta l’udienza con la quale i giudici dovranno decidere il destino della srl.

Le prime verità sulla gestione di Bielle spuntano nella relazione del commissario giudiziario David Conti, incaricato dal giudice Luigi De Franco di fare una radiografia dei conti della società.

Nella relazione, depositata il 27 novembre scorso in Tribunale e poi inviata a tutti i creditori, c’è anche buona parte della seconda indagine della Finanza. «Il nucleo di polizia tributaria - si legge nella premessa - rileva che l’attività di analisi ancorché non completa della documentazione dei files contenuti nel supporto informatico sottoposti a sequestro, hanno consentito di rilevare elementi circa la commissione di reati di natura fallimentare, perpetrati nell’ambito della gestione della società Basket Livorno».

La Finanza rivela come «l’esame dei verbali del Consiglio di amministrazione e delle assemblee dei soci di Basket Livorno ha permesso di evidenziare una situazione di insolvenza e decozione già dall’anno 2006». Inoltre «la situazione contabile e il bilancio ufficiale presentato nelle varie sedi è inattendibile».

Nello specifico viene trattato il semestrale al 31 dicembre 2007 richiesto dalla Federazione italiana pallacanestro attraverso la commissione tecnica di controllo. Nell’hard disk di Tofani la Finanza ha scoperto files espressi in due versioni, una con la dicitura «ufficiale» e l’altra con la dicitura «reale». Ad esempio i crediti nei confronti di clienti nella prima versione sono di 473.094 euro, mentre nella seconda di 123.094. Lo stesso vale per i debiti, dove la differenza è di poco meno di 50mila euro, e per la perdita di esercizio «alterata al ribasso» di 492mila euro.

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Sotto la lente degli investigatori è finito anche l’organigramma della società e le modalità di pagamento dove spunta anche la dicitura «compenso non ufficiale».

Dall’esame dei bilanci sono anche emerse criticità nella documentazione contabile. «La finanza - si legge - segnala l’emissione di fatture da parte di Basket Livorno successivamente stornate a mezzo emissione di note di credito» per un totale di 600mila euro.  Un quadro che fa concludere al commissario giudiziale che le «condotte descritte sono inquadrabili come bancarotta fraudolenta prefallimentare».

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