Gioco
Offese su internet al giudice, azzerato il processo sui bidoni tossici
Antonio Brindisi, giornalista gorgonese, ha chiesto di costituirsi parte civile. Il magistrato: «Ho sequestrato il suo sito dopo pesanti attacchi, devo astenermi»
LIVORNO. «Il giudice preso atto della richiesta della costituzione di parte civile di Antonio Brindisi, giornalista, dal quale è stato attaccato pesantemente via internet a proposito di un altro procedimento che ha portato al sequestro preventivo del suo sito internet; considerato che il sequestro è stato ricollegato a una presunta volontà di insabbiamento dell’inchiesta relativa al presente procedimento: dichiara di astenersi per motivi di opportunità e rimette la causa al coordinatore dell’ufficio perché designi altro magistrato relativo al procedimento».
È attraverso queste venti righe, scritte in calce al verbale dell’udienza andata in scena ieri mattina, che il giudice per le indagini preliminari Gioacchino Trovato fa un passo indietro nel procedimento penale che riguarda l’inchiesta sui bidoni tossici, i 198 fusti (71 dei quali mai recuperati) dispersi al largo dell'isola di Gorgona la notte del 17 dicembre 2011 dopo essere caduti dal ponte dell'Eurocargo Venezia, della compagnia Grimaldi, partito da Catania il giorno prima e diretto a Genova.
Un incidente per il quale è stato chiesto il processo per tre persone accusate a vario titolo di concorso in disastro colposo, delitto colposo di pericolo e lo sversamento in mare di 34mila chili di materiale tossico.
Si tratta del comandante della nave Pietro Colotto, 64 anni, Salvatore Morello 48 anni, residente in provincia di Siracusa, responsabile del magazzino e delle spedizioni della società Isab srl, produttrice del rifiuto, e Mario Saccà, 56, di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, quale spedizioniere della merce-rifiuto e legale rappresentante ed amministratore della Autotrasporti Fratelli Saccà.
Una mossa che a questo punto potrebbe allungare i tempi del processo e di molto.
Spiega uno degli avvocati impegnati nel procedimento: «Adesso il coordinatore dovrà riassegnare il procedimento assicurandosi di non affidarlo a colleghi che sono incompatibili perché hanno già firmato ordinanze o altri atti all’interno della stessa inchiesta».
E dire che il programma dell’udienza doveva essere tutt’altro.
Infatti il giudice avrebbe dovuto decidere se ammettere le nuove parti civili che ne avevano fatto richiesta, in particolare alcuni semplici cittadini, e poi chiarire un aspetto tecnico che riguardava l’eccezione presentata dall’avvocato del comandante e della società di navigazione sulla possibilità che il ministero dell’Ambiente avesse diritto o meno a costituirsi parte civile. «Grimaldi - è la sintesi dell’obiezione - ha già pagato tutte le spese per il recupero dei fusti tossici e stanziato il denaro per il monitoraggio delle acque nei prossimi anni».
Infine doveva essere discussa la richiesta di accedere al rito abbreviato da parte dello spedizioniere Mario Saccà e successivamente il rinvio a giudizio degli altri due indagati. Invece quella che si prospettava come un’udienza fiume si è risolta in appena quindici minuti di orologio.
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