Lutto
Pasticcio sui Daspo doriani «Illegittimi, vanno tolti»
Il Tar di Firenze ha accolto il ricorso dei 93 supporter della Samp denunciati «Provvedimento non protocollato, ok alle trasferte senza tessera del tifoso»
LIVORNO. Provvedimenti non protocollati e con la stessa motivazione, assenza di singole condotte violente e soprattutto la possibilità di vedere la partita della propria squadra del cuore in trasferta anche senza la tessera del tifoso.
È un pasticcio amministrativo quello che emerge leggendo le sei analoghe sentenze con le quali il tribunale amministrativo di Firenze ha accolto nei giorni scorsi il ricorso dei 93 tifosi della Sampdoria che in seguito ai disordini durante il match di andata del campionato di serie A contro il Livorno erano stati colpiti da altrettanti Daspo, il divieto per due o tre anni, a seconda dei casi, di assistere a manifestazioni sportive.
Una sentenza che se confermata dal consiglio di Stato potrebbe avere conseguenze rivoluzionarie nelle abitudini delle tifoserie italiane, compresa quella amaranto, che dall’entrata in vigore della legge antiviolenza, hanno deciso di non effettuare più trasferte.
Secondo le forze dell’ordine quel giorno, era il 20 ottobre scorso, il centinaio di tifosi arrivò in città con auto private, facendo un percorso particolare per evitare i controlli della polizia. Obiettivo: quello di prendere un autobus di linea per raggiungere in massa l'ingresso dell'impianto sportivo. Una mossa questa che - secondo la polizia - era stata fatta apposta, per evitare il filtraggio all'ingresso della città. Tuttavia, i supporter tra cui due minorenni non erano riusciti a entrare, in quanto bloccati dalle forze dell'ordine. I tifosi a quel punto erano stati fermati perché non avevano la tessera del tifoso, che è obbligatoria per partecipare alle trasferte e per entrare allo stadio.
A distanza di meno di cinque mesi, i giudici hanno riletto quello che era successo in modo opposto a quello degli investigatori. Per i presunti episodi di violenza - scrivono i magistrati - «manca ogni riferimento e descrizioni di singoli episodi a carico di ciascuno dei ricorrenti al momento dei fatti contestati. Senza considerare le specifiche circostanze di fatto dovute all’improvviso arrivo di un temporale (per questo avevano fretta di entrare?), senza valutare come si sono comportati addetti e stewards dopo lo scoppio dello stesso in ordine alle modalità di controllo dei biglietti e alla permanenza al loro posto, senza verificare la struttura dei cancelli all’ingresso (se erano stati lasciati incustoditi o aperti e se erano aperti altri settori), se ciascuno dei ricorrenti era o meno in possesso di biglietto e quali erano state le modalità di rimborso degli stessi ad opera dell’organizzatore dell’evento sportivo; peraltro dalla documentazione in atti non emerge che ai singoli ricorrenti siano stati contestati specifici episodi di violenza». Ma il passaggio che fa da sentenza pilota e cambiare le abitudini di decina di migliaia di tifosi riguarda la contestazione nei confronti dei supporter blucerchiati di non essere in possesso della tessera del tifoso e dunque di poter assistere al match.
A prescindere da ogni valore giuridico della tessera del tifoso - è la premessa di uno dei passaggi chiave - la Sezione non può, infatti, non rilevare come lo stesso sito Internet del Ministero dell’Interno evidenzi che il possesso di detta tessera non costituisca requisito indispensabile per poter assistere all’evento sportivo, ma solo per acquisire alcune facilitazioni nei controlli o per poter assistere all’evento dai settori riservati agli ospiti».
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