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Livorno

Se ne è andata Maria Pastorelli

Se ne è andata Maria Pastorelli

Istituto Vespucci a lutto per la morte dell’amatissima professoressa di Lettere

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LIVORNO.

Fino a qualche mese fa, nonostante la grave malattia che da tempo l’aveva colpita, Maria Pastorelli è rimasta al suo posto, a scuola, all’istituto Vespucci, innamorata di quel lavoro che ha iniziato giovanissima, appena diplomata, per poi laurearsi alla Normale di Pisa. È morta lunedì pomeriggio, nella sua casa di viale del Risorgimento, dove viveva insieme al fratello Giovanni. Aveva solo 59 anni la professoressa Pastorelli ma già una lunga carriera alle spalle. Aveva cominciato ad insegnare alle scuole elementari, poi il passaggio alle superiori come docente di Lettere, una materia che adorava fin da ragazzina e che riusciva a far apprezzare anche ai suoi studenti. Negli ultimi anni, dopo un periodo all’istituto Orlando, era approdata al Vespucci e qui aveva trovato una grande famiglia.

Ha le lacrime agli occhi la vicepreside Santa Giannone che insieme ad altri colleghi le è stata accanto in questi ultimi giorni, quando le sue condizioni si sono aggravate: «Non è retorica, era davvero una persona unica, capace di trasmettere grandi emozioni, attenta agli altri e alle loro ragioni, dotata di quell’intelligenza della sensibilità che rende appunto speciali. Lascia un vuoto enorme, non riusciamo a credere di non poterla più incontrare la mattina facendoci contagiare dalla sua voglia di vivere, dal suo ottimismo...».

Del resto che Maria fosse una donna speciale lo testimoniano anche i suoi alunni, che ieri hanno assistito commossi ai funerali che si sono svolti ai Salesiani.

Colta, bravisima nel suo lavoro e soprattutto dotata di una capacità di comunicare con gli altri che ne ha scolpito il ricordo nel cuore di ragazzi e professori, Maria Pastorelli era insomma una di quelle insegnanti che alla scuola hanno dato tutto ricevendone in cambio un mare di affetto e di gratitudine.

L’affetto che per esempio trabocca dalla lettera che ha voluto scriverle uno dei suoi alunni (la pubblichiamo qui sotto) per salutarla un’ultima volta con la forza delle parole. Quelle parole che erano l’anima del suo insegnamento, della sua formazione, dei libri che leggeva e di quelli che amava far conoscere agli studenti, , le parole dei grandi autori ma anche le parole che servivano per comunicare, per insegnare, per far crescere quei suoi ragazzi che oggi la piangono.

(c.g.)

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