Il Tirreno

Livorno

La scuola dice addio allo storico prof Antonini

di Juna Goti
La scuola dice addio allo storico prof Antonini

Ha insegnato per una vita italiano e latino al liceo scientifico Enriques Un infarto se l’è portato via all’improvviso all’età di 64 anni

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LIVORNO. Tra i corridoi dell’Enriques c’è chi si ricorda ancora di qualche suo urlaccio diventato quasi mitico. Perché Roberto Antonini era un buono, ma anche un appassionato. Uno dal temperamento unico. Uno di quei prof che non si dimenticano. Per quel 3 dato dopo la scena muta all’interrogazione di latino. Ma anche, anzi soprattutto, per quelle ore passate a parlare degli autori del Novecento e della vita.

Roberto Antonini, storico prof di latino e italiano del liceo di via della Bassata, se n’è andato. Un infarto se l’è portato via nella notte tra sabato e domenica: era arrivato in ospedale nel pomeriggio, già in gravi condizione, e un’operazione non è bastata a salvargli la vita.

Aveva 64 anni ed era andato in pensione pochi anni fa. All’Enriques era un’istituzione. «Aveva avuto tanti studenti – racconta la collega e amica Daila Bizzarri, che lo conosceva dai tempi degli studi in lettere classiche e della laurea in archeologia – aveva una personalità di spicco, era molto popolare tra i ragazzi. Come insegnante era appassionato e preparatissimo. E aveva un concetto dell’insegnamento nella sua funzione educativa».

«Per i ragazzi – aggiunge – era un modello, un professore guida. Ed era generoso con gli amici, disinteressato, sempre presente, umanamente ricco, nonostante l’apparenza ruvida».

Un omone spiritoso ed educato, «ma anche aspro nelle sue battaglie, perché era molto appassionato e difendeva le sue passioni».

Dopo il pensionamento ha coltivato mille interessi. Uno in particolare: con la casa editrice Erasmo ha curato la pubblicazione di alcuni libri legati alla città e alla sua storia. Il primo guarda alla letteratura livornese dell’Ottocento, il secondo è un diario di Martini, il popolano, sulle giornate di Livorno nel 1849. Ora stava lavorando con altri colleghi alla riedizione delle opere di Carlo Bini. «Non ha mai smesso di fare cultura...», ripete la collega.

Di «uomo di grande cultura, entusiasta del suo lavoro, con un carattere molto forte» parla anche un altro volto storico dell’Enriques, Laura Bandini. «Era un insegnante aperto alla sperimentazione – racconta – faceva studiare la letteratura del Novecento quando ancora nessuno ci pensava».

Da giovane docente aveva insegnato all’Elba, a Cecina, al Classico, prima di trovare casa in via della Bassata. I ricordi e gli aneddoti si sprecano. Come i sorrisi e le brontolate nella sua prima aula al Classico, dove sedevano anche gli studenti-autori di quella che sarebbe diventata la beffa del secolo: le false teste di Modì.

Ora il mondo della scuola, docenti e ragazzi, si stringe intorno alla sua famiglia: alla moglie Rita e ai figli Riccardo e Raffaele. Ieri in moltissimi hanno voluto regalargli l’ultimo abbraccio alla camera mortuaria. I funerali saranno celebrati oggi alle 15.30 sul viale Alfieri, prima dell’ultimo saluto al cimitero di Ardenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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