Gioco
Il rigassificatore è in funzione «Impianto strategico»
Già immessi in rete circa 200 milioni di metri cubi di gas Grazie a questa struttura Paese più sicuro in caso di crisi
LIVORNO. Ancorata a 12 miglia davanti al tratto di costa tra Livorno e Marina di Pisa, la nave del bombolone ha cominciato a soffiare gas nella rete italiana da un paio di mesi. Tutti i controlli sono andati bene e gli strumenti che continuano a monitorare giorno e notte l'acqua, i tubi e l'aria del sistema galleggiante, non hanno segnalato anomalie di sorta. Ispra e Arpat certificano tali risultati confermando che i 40 pareri positivi rilasciati da altrettanti enti in questi anni di autorizzazioni a raffica, non sono stati dati a vanvera. Accanto a questi due enti opera il centro di biologia marina di Livorno col compito di passare al microscopio pesci e alghe nella zona.
In tempi di abusate autocelebrazioni, fa meraviglia ascoltare l'assenza di enfasi con cui l'amministratore delegato di Olt, Valter Pallano, annuncia: «L'impianto è operativo. Sono state scaricate quattro navi e immessi circa 200 milioni di metri cubi di gas in rete».
Ingegner Pallano, dicono però che gli affari non vadano bene e che nelle bollette del gas tocchi a noi pagare gli incentivi...
«Non è una norma fatta per Olt. Rientra nel sistema per garantirsi infrastrutture e forniture strategiche di energia».
A questo scopo ci sono già le centrali a olio combustibile.
«Le centrali a olio sono tenute in attività solo durante le crisi. Si tratta infatti di impianti non idonei a funzionare in continuità e con impatto ambientale non più sostenibile. La strategia del Paese è di realizzare anche altri rigassificatori, strutture funzionali alla scelta di puntare su gas e rinnovabili. Il costo dei rigassificatori, quindi, non sarà aggiuntivo ma andrà a spiazzare quello delle centrali ad olio combustivile. Inoltre tutto ciò vale nello scenario più negativo. Preciso che , a regime, l’impianto si autofinanzia. Insomma, è una forma di assicurazione sulle forniture energetiche indispensabile per ogni nazione; in grado di dare il massimo di contributo in 48 ore dalla segnalazione di deficit".
Non si poteva fare affidamento sui sistemi tradizionali?
«Legarsi solo agli oleodotti o gasdotti, far dipendere la propria autonomia dai tubi è rischioso. Chiunque può capire che difendere un tubo lungo quattromila chilometri è impossibile».
Avete segnali di turbolenza dopo la crisi in Ucraina?
«Le vicende di Kiev come quelle del Nord Africa segnalano che il rischio geopolitico resta un fattore importante. Oggi il nostro rigassificatore può assicurare il 4% fino a arrivare al 10% del fabbisogno italiano, in situazioni di crisi. Non è un caso che anche altri Paesi stiano scegliendo di costruire impianti analoghi ai nostri».
Quali?
«Pakistan, Israele, Brasile, tanto per citarne alcuni».
Saranno impianti più sicuri sul piano della difesa da guerre e terrorismo, ma la gente in genere guarda con sospetto i rigassificatori.
«Guardate cosa è accaduto in Giappone: lo tsunami ha danneggiato seriamente la centrale nucleare ma non ha creato problemi ai ben 28 rigassificatori presenti nell’area.
Insomma, sarebbe illogico sul piano industriale pensare che Olt o una qualsiasi azienda che investe 800 milioni in un impianto non prenda poi tutte le precauzioni perche non corra pericoli. Senza contare poi che veniamo monitorati in ogni momento della nostra attività da enti terzi. Siamo ipercontrollati ed è - lo ripeto - nostro interesse esserlo».
Vi rimproverano di buttare cloro in mare.
«Siamo molto, molto sotto i limiti di legge. Raggiungiamo il 25% dei limiti fissati dalla legge, ci teniamo sotto del 75%. Inoltre produciamo il cloro dall'acqua marina con una tecnologia veramente a basso impatto».
Però l'impianto ancora non fa guadagnare. Era proprio necessario farlo?
«Ci sarà un motivo se in tutto il mondo si stanno dotando di rigassificatori? E Livorno è diventato capofila per le soluzioni all'avanguardia che qui sono state adottate. Certo la crisi economica è pesante, i consumi energetici sono in diminuzione. Pensiamo che a fine 2016 si tornerà in una condizione tale da garantire l'equilibrio economico dell'impresa».
Bilancio in attivo?
«Parlo della gestione. I tempi per rientrare dell'investimento, ovviamente, sono più lunghi».
Quali ricadute sul territorio?
«Circa 120 nuovi assunti non sono pochi, escludendo dal calcolo l'indotto e prendendo in considerazione solo chi lavora nella sede Olt, sulle navi del Neri e sul rigassificatore. E a questo bisogna aggiungere 20 milioni all'anno per i prossimi vent'anni come giro d'affari nell'indotto, quasi tutto nell'area livornese».
L'Europa è orientata a favorire i motori a gas naturale liquefatto anche per le navi. Le turbine con carburanti tradizionali sono considerate ormai eccessivamente inquinanti.
Voi potreste diventare una specie di stazione di rifornimento per le navi di nuova generazione?
«Stiamo seguendo con grande attenzione questa opportunità che è partita dalla Scandinavia e, crediamo, verrà progressivamente estesa a tutta Europa. L'Autorità portuale livornese sta studiando la questione.
Ancora non si sa come verranno rifornite le navi ma noi siamo molto interessati ad entrare anche in questa partita.
Il tema centrale è quello dell'approvigionamento del Gnl, in questo senso ad oggi l'unica possibilità per l'Italia è legata al nostro terminale che, tra l'altro, beneficia di una posizione strategica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
