Gioco
Il gigante Seat sull’orlo del baratro trema il call center di Guasticce
People Care costretta ad accettare un taglio dell’80% del fatturato per il servizio del “12.40” Il futuro è una incognita per i 360 addetti all’area ex Cmf. Ma intanto l’azienda chiede straordinari
GUASTICCE. È come lo tsunami: il terremoto parte da chissà dove in fondo al mare e l'onda si abbatte su una costa a 300-400 chilometri di distanza. Qualcosa del genere sta accadendo ai 360 addetti del call center People Care di Guasticce: ma l'apocalisse di guai che li minaccia non dipende né dalla produttività dei lavoratori né dalla qualità dell'azienda.
Dipende solo dal fatto che è rimasto poco o nulla di quella Seat Pagine Gialle che era una gallina dalle uova d’oro, capace di guadagnare fantastiliardi con la pubblicità degli elenchi telefonici: le azioni hanno a Piazza Affari una quotazione che non vale nemmeno la carta sulla quale sono stampate. Meno di due millesimi di euro. Sì, avete capito bene: 0,0017 euro. Eppure non c’è da tornare indietro alla preistoria per scovare tutt’altra musica: solo pochi anni fa il titolo viaggiava sopra i 6 euro.
PEOPLE VS SEAT
Sia chiaro, si tratta di due aziende differenti.
Da un lato, c’è People Care, una partecipata del gruppo torinese Contacta guidato da Gabriele Moretti che ha il 45% così come l’imprenditore Luciano Mascarello (che è presente o lo è stato nei consigli d’amministrazione di immobiliari come Gmc, Metropoli, Opera e 3Ma ma anche industrie del cemento o corrieri espresso) più un 10% in pugno a Antonio Colajanni, con esperienze di manager nei call center.
Dall’altro, c’è Seat Pagine Gialle: fino a metà anni ’90 è un colosso pubblico Iri-Stet, la costola dalla quale nascono in accoppiata Telecom e Seat per andare verso la privatizzazione. Arriva – denunciano i sindacati – in forma di un team di investitori finanziari, che pagano l’acquisto secondo un giochino piuttosto in voga, anche se in questo caso riveduto e corretto: con un indebitamento-monstre, i compratori si “regalano” un dividendo da favola che li ricompensa dell’esborso fatto al momento dell’acquisto. C’è di più: si affloscia anche il business degli elenchi telefonici (chi di noi li ha consultati nell’ultimo anno?) e Seat si ritrova senza più un mestiere vero e troppo tardi si arrangia a reinventarselo con call center e nuovi servizi evoluti...
Già, ma come mai se Seat Pagine Gialle finisce nel burrone dovrebbe risentirne il futuro del call center in zona ex Cmf? È presto detto: People Care fattura a Seat Pagine Gialle il fatto che sono le proprie sedi di Guasticce o di Chivasso (Torino) a rispondere al telefono quando chiamiamo il “12.40” che ha il marchio Seat.
E se l’ex colosso degli elenchi telefonici prova a salvarsi in extremis dal patatrac definitivo tramite una forma di concordato che consente di pagare solo il 20% ai creditori, ecco che a pagarne il prezzo è People Care che di punto in bianco si vede costretta ad accettare di riconoscere uno sconto dell’80% al proprio maggior cliente.
IL REBUS DA RISOLVERE
È vero che il call center di Guasticce ha anche altri clienti (come Findomestic o come il telemarketing di altre realtà più piccole), ma il grosso del lavoro è destinato a Seat Pagine Gialle. I sindacati temono poi anche qualcos’altro: fra Seat e People Care c’è un contratto che scadrà alla metà del prossimo anno. Seat vuol continuare ad avvalersi di People Care fino a quel momento? Ce la farà a pagare senza altri sconti-ghigliottina? E, indipendentemente dalla data, sarà forse tentata di riportare al proprio interno il call center facendolo con proprio personale?
Sono tutti interrogativi che pesano come macigni sul futuro dei 360 addetti del call center: 1) non si sa se Seat Pagine Gialle riuscirà a tenersi a galla e dunque a continuare a commissionare a Guasticce di rispondere come “12.40”; 2) non si sa se, eventualmente volesse riprendersi il servizio, Seat assumerebbe altro personale o assorbirebbe quello di People Care; 3) anche in quest’ultimo caso, non si sa se i contratti resterebbero quelli attuali o se sarebbero precarizzati.
«SOLO UN MILLESIMO»
Questa vicenda è la riprova allucinante di quel che accade quando la speculazione finanziaria divora le imprese e il lavoro», sbotta Giuseppe Luongo, leader sindacale Flc-Cgil: «La Seat è in affanno per via di quest’indebitamento da 1,4 miliardi di euro che ha sulla schiena. Ma in questa montagna di soldi, lo sapete per quanto pesano i crediti relativi al futuro di quasi 600 lavoratori fra Guasticce e Torino? Due milioni di euro. Poco più di un millesimo, quasi niente: più del 90% del problema deriva dagli effetti perversi di magheggi della finanza. A tutto danno del lavoro reale».
Adesso, la quasi totalità dei 360 addetti ha un contratto part time di 4 ore ma a tempo indeterminato. Una bella differenza rispetto all’inferno umano di precarietà spinta raccontato nel film di Virzì.
«FATE GLI STRAORDINARI»
I problemi però non mancano. Per dirne uno: se non si supera la soglia delle 24 ore settimanali, ricordano fonti sindacali, i contributi “valgono” meno. Per dirne un altro: se c’è una diminuzione delle chiamate – sono ancora i rappresentanti sindacali a segnalarlo – un addetto può essere spedito a casa in anticipo sull’orario previsto e le ore che gli chiederanno in più nei momenti di punta non varranno come straordinario pieno ma andranno a compensazione. Sullo sfondo c’è la preoccupazione che agita tutto il settore: la paura di veder sparire il proprio call center per accorgersi poi che l’hanno riaperto in Albania o in Romania.
In tutto questo scenario con tanti rebus e altrettante paure, c’è un paradosso. Nel frattempo, l’azienda ha chiesto ai lavoratori la disponibilità a fare straordinari.
LUNEDÌ A TORINO
Possibile? No, non sono sparite le nubi che s’affollano all’orizzonte. Ma People Care ha due sedi: 360 addetti a Guasticce e altri 210 a Chivasso, dove sono stati più che dimezzati. È proprio della sede piemontese che è stata annunciata la messa in liquidazione: è stato riferito ai sindacati torinesi con tanto di presentazione del liquidatore ed è stato messo nero su bianco sull’anagrafe camerale. La richiesta relativa agli straordinari dunque si spiegherebbe così: il flusso di chiamate lavorate a Chivasso finirebbe dirottato su Guasticce, che si troverebbe perciò a dover sbrigare lavoro extra.
Lunedì è previsto a Torino, nel quartier generale della Confindustria, un faccia a faccia che vedrà al tavolo i sindacati di categoria sia torinesi sia livornesi con il coordinamento delle sigle nazionali. Con un obiettiovo: risolvere il rebus.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
