Italia
Picchiò e rapinò la nonna: condannato a 4 anni e mezzo di carcere
Mirko Fantozzi è stato processato con rito abbreviato: il pubblico ministero aveva chiesto una pena più severa. “Ero sotto l’effetto della cocaina. Ricordo solo di aver suonato il campanello, poi il sangue...”
Livorno. C'è un prima, fatto di delusione, cocaina e confusione. E un dopo pieno di rimorsi, autocommiserazione e imbarazzo. In mezzo il vuoto sulle botte, la violenza e la rapina compiuta ai danni della nonna di 78 anni il 13 giugno dello scorso anno nell'appartamento al quinto piano di via Botticelli numero 27, quartiere La Leccia, scappando poi con 1.650 euro e un paio di codici fiscali.
Mirko Fantozzi, 36 anni, professione poligrafico, culturista per hobby, spiega il suo stato d'animo più volte durante i colloqui avuti in carcere con lo psichiatra che ha poi firmato la consulenza finita agli atti del processo che si è chiuso con la condanna in abbreviato a 4 anni e 6 mesi di reclusione, l'interdizioni dai pubblici uffici per 5 anni e 3mila euro di multa. «Quel giorno fatidico - racconta - facevo anche due, tre giorni di fila senza mangiare, senza bere ininterrottamente. Quei giorni - prosegue - ce li ho offuscati, oltre agli anabolizzanti (che assumeva per partecipare alle gare di body building ndr) facevo anche i diuretici e la cocaina, tre giorni senza mangiare, senza bere». Quello che è accaduto la mattina della rapina lo racconta lo stesso
Fantozzi che in quel periodo abitava a Lucca e lavorava a Carrara. «Ero uscito di casa per arrivare a Livorno a fare alcuni pagamenti, delle cose in banca». Poi aggiunge: «L'intendimento era quello di acquistare della cocaina ma poi, con la botta che avevo, ho deciso di venire a Livorno». La ricostruzione a questo punto si fa confusa: «Ho deciso di andare dalla nonna, non so dire se avevo deciso di andare a mangiare da lei. Anche se il fatto che ci mangiassi non era inusuale, infatti ci mangiavo spesso. In quella settimana ero in ferie e spesso andavo a mangiare dalla mia nonna il giorno di festa. Sono partito, mi sono fermato nei pressi di Migliarino poi, piano piano, ho ripreso l'autostrada. Avevo comprato la cocaina. Un tiro, una sigaretta, mi sono avvicinato a Livorno, con calma, poi ho suonato il campanello. Nessuno mi ha risposto, mi ha salutato quello che abita nel pianerottolo di fronte a casa della nonna, poi mi ricordo bene solo il quadrato di mattonelle con il sangue e la telefonata che ho ricevuto in autostrada», nella quale veniva avvisato della rapina avvenuta ai danni dell'anziana. Le ore di amnesia, reale o presunta, del trentaseienne sono state ricostruite dagli agenti della squadra mobile coordinati dal pubblico ministero Luca Masini che nei confronti dell'imputato, al termine della requisitoria davanti al giudice Betrice Dani, aveva chiesto 5 anni e 4 mesi di reclusione. Secondo gli investigatori il nipote, intorno alle 11, avrebbe fatto effettivamente visita alla nonna. «È salito e poi mi ha chiesto se poteva accompagnarmi a fare la spesa alla Conad in via Piero della Francesca ma io, nonostante l'insistenza, gli ho detto di no. Allora mi ha detto che sarebbe andato al lavoro». Il nipote, invece di andarsene, è risalito aprendo la porta con il proprio mazzo di chiavi. E quando la nonna è tornata a casa l'ha aggredita alle spalle, nei pressi del ripostiglio, picchiandola con un «corpo contundente» e prendendola a pugni. Il referto medico parla di «trauma cranico commotivo con numerose ecchimosi, una ferita lacero contusa alla testa, oltre a numerosi ematomi». Sono state alcune contraddizioni del nipote, l'assenza di segni di scasso sulla porta e infine il ritrovamento sul luogo dell'aggressione di un bracciale insanguinato del trentaseienne a far cadere i sospetti su Mirko
Fantozzi. «Sono stato io», ha spiegato lui stesso alla polizia la sera della rapina consegnando agli investigatori il proprio marsupio con dentro i 1400 euro rubati alla nonna, due codici fiscali e circa 3 grammi e mezzo di cocaina.
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