Il Tirreno

Livorno

«La gara per il servizio casa usata per finanziare l’Arci»

«La gara per il servizio casa usata per finanziare l’Arci»

Unione Inquilini all’attacco contro la commissione che ha gestito il bando. La replica dell’amministrazione: «Solo illazioni, il risultato è netto e trasparente». Arci: «Menzogne, ricorreremo agli avvocati»

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LIVORNO. "Eravamo convinti di partecipare a una gara. Ma è stato un bando fasullo, che conferma un servizio carente e costoso solo per garantire finanziamenti all'Arci". È l'accusa che Daria Faggi e Paolo Gangemi rivolgono al Comune e alla commissione che si è occupata del bando per l'affidamento degli sportelli di emergenza abitativa 2014/2017. Alla gara, nello scorso dicembre, parteciparono Unione Inquilini e Arci Solidarietà.

Faggi e Gangemi contestano i criteri con cui la commissione ha assegnato i punteggi che, secondo i responsabili dell'Unione Inquilini, sarebbero nati da "escamotage" per garantire che a vincere il bando fosse l'Arci Solidarietà.

"Noi - ricorda Faggi - mettevamo a disposizione 6 operatori contro i 5 richiesti dalla gara: 4 giovani precari, esperti e preparati, assunti regolarmente, e due volontari pronti a sostituirli in caso di malattia, evitando le quotidiane interruzioni di servizio. Proponevamo - prosegue - 30 ore settimanali di sportello di ascolto contro le 9 attuali, riducendo persino la spesa complessiva del 25%. Se fosse stata una gara vera - questo l'affondo di Faggi - avremmo vinto. Ma la realtà è un'altra: ci siamo intromessi in una operazione di finanziamento pubblico mascherato".

Per il momento l'Unione Inquilini afferma di non voler procedere legalmente: "Non ci rivolgiamo al Tar per non bloccare una serie di interventi, cosa che finirebbe per penalizzare le famiglie in difficoltà. Chiediamo però che la futura amministrazione interrompa queste pratiche clientelari, inaccettabili e vergognose".

La replica dell'amministrazione non si fa attendere: "Abbiamo dato incarico all'avvocatura civica - si legge in una nota - di valutare se adire le vie legali al fine di tutelare la nostra immagine, in merito alle dichiarazioni dell'Unione Inquilini. La commissione - ribatte l'amministrazione - è arrivata all'affidamento all'Arci Solidarietà in modo tecnico e senza pregiudizi, sulla base di specifici criteri e non tenendo conto solo dell'offerta economica, ma anche della qualità del servizio, nonché della professionalità degli operatori".

Nel verbale la commissione precisa che "la proposta di Arci Solidarietà è chiara, coerente, ben strutturata e integrata con un'ampia rete di servizi dislocati sul territorio". Nello stesso documento si legge: "Nella proposta dell'Unione Inquilini non è chiaro come sia garantita la necessaria autonomia del servizio a favore e per conto dell'amministrazione, in rapporto con l'attività sindacale vera e propria".

"Se l'Unione Inquilini ritenesse di essere stata esclusa in maniera illegittima - ricordano da Palazzo civico - potrebbe fare ricorso nelle sedi idonee. Invece, sapendo perfettamente di non avere elementi per ricorrere, preferisce diffondere illazioni a mezzo stampa. A questo proposito - continua la nota - ci interroghiamo se, dal punto di vista politico, sia possibile continuare a confrontarsi con soggetti come l'Unione Inquilini, che da una parte si propone come interlocutore dell'amministrazione per la risoluzione dei problemi della collettività, e dall'altra parte ha verso l'amministrazione stessa atteggiamenti fortemente aggressivi".

Marco Solimano (presidente Arci) e Cinzia Simoni (presidente Arci Solidarietà) respingono le accuse al mittente: "Il giudizio espresso da Faggi e Gangemi sulla procedura di valutazione da parte della commissione è del tutto soggettivo: fortunatamente ognuno si può fare un'idea oggettiva attraverso la lettura del verbale e dei progetti presentati, tutti materiali a disposizione per una consultazione pubblica. Ma questo - prosegue la nota dell'Arci - non basta. In uno stato di diritto nessuno si può permettere di sparare menzogne e non pagare dazio. Per cui, davanti ad affermazioni che definiscono una gara pubblica “finta selezione con un esito stabilito a priori” e la equiparano a una “forma di finanziamento privato”, non si può far altro che ricorrere agli avvocati".

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