Gioco
Eurnekian pigliatutto: punta anche al 51% di Pisa
Dopo l'offerta sul Vespucci arriva quella sul Galilei (dove ha rilevato il 3,9% di Mps). Obiettivo del magnate: avere la maggioranza dei due scali e procedere alla fusione
PISA. Eurnekian pigliatutto. Il magnate argentino lancia un’offerta pubblica di acquisto totalitaria sulle società aeroportuali di Pisa e Firenze e si candida, con il sostanziale via libera della politica, a diventare il dominus dei cieli toscani. Alle 19,35 di martedì, a Borsa chiusa, la Corporacion America Italia Srl ha ufficializzato due mosse che erano nell’aria e che segnano un passo marcato verso la leadership azionaria del miliardario sudamericano su Sat e Adf. O almeno nella volontà di diventare il padrone assoluto.
Quote e milioni. La prima è l’acquisto in Sat del 3,965 per cento delle azioni in carico a Mps (controvalore di 4.690.800 euro pari a 12 euro per azione) che portano gli argentini a quota 27,392 per cento dopo l’acquisizione del 23,4 dai tre soci privati pagato 30.375.211,30 euro a 13,15 euro per azione. Tradotto in soldoni il valore delle azioni del Galilei viene stimato intorno ai 120 milioni di euro. L’altra notizia è l’annuncio dell’Opa volontaria totalitaria su Sat e Adf. Tradotto: Eurnekian vuole anche le azioni dei soci pubblici, gli unici rimasti, per consolidare la sua presenza nella società di gestione di Pisa e Peretola. I principali interlocutori a cui si rivolge il magnate offrendo 13,15 euro per azione sono la Camera di commercio di Pisa, Fondazione Pisa, Provincia e Comune e la Regione. Tutti uniti in un patto di sindacato che, da quello che filtra, vede di buon occhio il privato, ma vuole far coincidere gli interessi di Pisa con l’offerta economica. In prospettiva la soluzione ideale sarebbe quella di un accordo con l’argentino nel quale la voce pubblica, pur con quote di minoranza, possa esercitare una “golden share” in modo da poter avere sempre e comunque un potere in seno alla società.
Volo su Peretola. Martedì è stato anche chiuso il contratto per il 33,4 per cento di Adf che impone per legge - superata la soglia del 30 per cento – il lancio dell’offerta pubblica di acquisto da parte dell’industriale.

Gli scenari. Il miliardario che arriva con un pacco di milioni di euro veri - fa fronte agli acquisti con risorse proprie senza indebitarsi – per far diventare gli scali di Firenze e Pisa il terzo polo nazionale (obiettivo di 12 milioni di passeggeri), sembra sulla carta mettere tutti d’accordo. Anche e soprattutto chi detiene le azioni che nel risiko innescato da Eurnekian sono destinate ad essere pagate presto e bene. È l'inizio di una nuova era, quella che porterà ad un'integrazione di fatto tra Peretola e il Galilei. A prescindere dalla lunghezza della pista fiorentina. Alla fine del percorso, è la voce dei retroscenisti, il gruppo argentino avrà il 51% di entrambi gli scali e punterà alla fusione.
L’obiettivo. Corporacion America in nota chiarisce che «intende promuovere una gestione unica dei due poli aeroportuali, mediante il consolidamento dell'attività, anche tramite operazioni di integrazione industriale come previsto nel piano nazionale degli aeroporti in fase di elaborazione da parte del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti».
Pista lunga o corta? L’accordo tra Regione e Comune di Firenze prevede l’approvazione entro l'estate del Pit con la previsione della pista di Peretola lunga 2.000 metri. Poi, una volta licenziato il Pit, ci penserà l'Enac, a dettare le sue prescrizioni sulla sicurezza e la funzionalità dello scalo e imporre l’allungamento di 400 metri. La pista da 2400 metri consentirebbe al Vespucci uno sviluppo ancora più importante ma ciò potrebbe avere ripercussioni negative sui traffici dell'aeroporto Galilei. A Pisa si teme che la pista allungata possa avere contraccolpi negativi sui volumi di passeggeri che nel 2013 sono passati a 4,4 milioni (lo scalo pisano ha due piste: una lunga 2497 metri, l'altra 2992). Ma l’ingresso sulla scena dell’argentino sembra poter superare i campanilismi e celebrare le nozze tra Pisa e Firenze. A patto che la politica non venga estromessa del tutto e possa sempre dire la sua su business e strategie.
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