Gioco
Naspi, cambierà così il sussidio per chi resta senza lavoro
Requisiti, durata, importo: in vista il mutamento dei criteri già modificati da Fornero (ma ancora il testo definitivo non c’è)
LIVORNO. E' probabile che possa arrivare sul fronte del sussidio di disoccupazione la prima riforma che il governo Renzi intende dare in fatto di ristrutturazione del mercato del lavoro. Del resto, il premier rottamatore ha l'esigenza di dare un segnale forte di dinamismo nel più breve tempo possibile e gran parte degli osservatori lo incalza proprio sul versante del lavoro. Ma va detto che gli altri due provvedimenti in questo puzzle specifico di misure anti-crisi sono assai più difficili da portare a casa: per una riduzione significativa del cuneo fiscale servono risorse ingenti e il riassetto delle forme contrattuali è materia incandescente.
Dunque, è sulla modifica delle regole dei sussidi che presumibilmente il governo concentrerà l'azione. A maggior ragione dopo che il dato ufficiale della disoccupazione ha toccato record mai visti negli ultimi trent'anni. La riprova? Basti dire che, a poche ore dal debutto del nuovo governo, prima il ministro del lavoro e poi il responsabile economico del Pd hanno tradotto un po' più in concreto l'indirizzo sul quale si muove il Jobs Act. Tradotto: «Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro». Come dire: riguarderebbe anche il vastissimo arcipelago di figure che vanno sotto l'etichetta di "parasubordinati", finora tagliati fuori.
Per certi aspetti il futuro sussidio si richiama alle modifiche che con l'Aspi e la “mini-Aspi” già il ministro Fornero aveva introdotto rispetto, ad esempio, alla formula dell'indennità con “requisiti ridotti” che ha caratterizzato per decenni questo settore. Non a caso, pare che Renzi voglia ribattezzarla “Naspi”, cioè “Nuova Aspi”.
Non mancherà qualche cambiamento, se le indiscrezioni trovassero riscontro. Sulla durata: massimo sei mesi per la galassia degli atipici, a cominciare dai collaboratori a progetto; non più di due anni per i lavoratori dipendenti (quando invece adesso l'Aspi è nel 2014 di otto mesi per gli under 50, dodici nella fascia 50-55 anni, quattordici per gli over 55, cambiando in seguito fino a diventare nel 2016 di un anno o di un anno e mezzo a seconda che sia sotto i 55 anni o no). Sui requisiti: bisognerà aver lavorato «almeno tre mesi» mentre adesso per l'Aspi bisogna avere 52 settimane di "bollini" e per la mini-Aspi (ex requisiti ridotti) occorre aver lavorato 13 settimane nei dodici mesi prima di perdere il lavoro. Sull'importo: finora è il 75% della retribuzione ma con un massimo di 1.180 euro, si conta di farla arrivare attorno ai 1.200 euro mensili nei primi mesi ma scendendo fino a 700 euro con una diminuzione del 15% al passaggio da un semestre all'altro.
Dunque non è il reddito minimo garantito chiesto dal M5S e da altre sigle sindacali e politiche di sinistra.
Non sono esclusi però ulteriori ritocchi, visto che si tratta per ora dell’annuncio di un provvedimento che però non è stato ancora concretizzato in un testo specifico approvato: e dunque occorrerà attendere il varo e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per conoscere dettagli relativi a scadenze e modalità di presentazione, solo per dirne un paio. È chiaro che vi siano ancora margini per rivedere il provvedimento, visto che è emerso come si possa parlare sì di allargamento ma non di universalizzazione totale: e non solo perché larga parte del lavoro autonomo resta fuori. A ciò si aggiunga il problema di trovare le risorse: la “Naspi” dovrebbe inghiottire i soldi della cassa integrazione in deroga, ma sulle cifre torna a essere battaglia.
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