Gioco
Sul nuovo ospedale posizioni contrapposte
Per Ruggeri e Morelli non si torna indietro. Idà e Romano: «Scelta sbagliata e conti da rivedere»
LIVORNO. Uno dei temi che ha acceso di più gli animi, mostrando anche i nervi scoperti all’interno della coalizione, è stato quello del nuovo ospedale.
Nuovo ospedale sì o no? E cosa fare dell’area di viale Alfieri?
Morelli: «Tre anni fa era in discussione la localizzazione, non la realizzazione. Io, come altre 20mila che si sono espresse al referendum, avevo perplessità sull’area di Montenero e in parte le ho ancora, ad esempio sulla viabilità. Però ci sono delle regole e bisogna andare avanti. L’ospedale nuovo è buona idea: il problema è capire come spostare sul territorio i servizi sociosanitari già in crisi e cosa fare dell’area di viale Alfieri, considerando anche la crisi nera del mercato. Quindi: ben venga l’ospedale, ma si controllino in modo severo i lavori e si facciano funzionare i servizi. Se non vogliamo far nascere i nostri bambini a Pisa, dobbiamo avere una struttura come Cisanello».
Ruggeri: «Sulla localizzazione ci sono atti approvati dal consiglio comunale e soldi già trasferiti dalla Regione per la viabilità. La scelta è fatta e non è in discussione. Il tema ora è come costruiamo l'ospedale e quali servizi dislochiamo sul territorio. Se continuiamo a dare la sensazione che ogni cinque anni si mette in discussione le scelte fatte, voglio vedere chi viene a investire a Livorno. E sfido chiunque di voi a convincere Rossi a tornare indietro: in tutte le città della Toscana è stato fatto un ospedale nuovo... Quello che sì faremo è sederci al tavolo con la Regione e chiedere una verifica perché le risorse siano collocate bene e il meccanismo non si inceppi lungo la strada. Poi il confronto con la città per i servizi nei quartieri. Per il viale Alfieri, che una parte dell’area debba essere alienata è scritto negli atti, ma farlo costruendo un percorso con la città è la grande sfida della politica».
Romano: «Attenti a dire che ormai la decisione è presa e non si può tornare indietro. Sul rigassificatore ci siamo incaponiti e ora non ha contratti. Lo stesso per la centrale a biomasse e l’inceneritore: non stanno in piedi dal punto di vista finanziario. Ecco, dell’ospedale io dico: portiamo in fondo il progetto solo a certe condizioni. La prima: è in corso un trasferimento carsico di reparti e risorse a Pisa, o questo finisce e diventiamo una gamba importante della rete dell’eccellenza pisana o non possiamo costruire una cattedrale nel deserto. Poi il project financing: l’Asl si impegna a pagare il privato che costruirà, con priorità assoluta su tutti gli altri pagamenti, ma è un errore gravissimo che a Rovigo ha portato a non pagare gli stipendi. O si rinegozia il disciplinare a vantaggio del pubblico o si interrompe il progetto, non è vero che non si può fare».
Idà: «L’ospedale a Montenero è un errore enorme dal punto di vista urbanistico, come minimo perché è anche l’ospedale di Colle. Poi anch'io ho grandi dubbi sulle risorse economiche: le aste per la vendita degli immobili che dovrebbe servire a finanziare l’operazione stanno andando deserte. E comunque dobbiamo pensare alla sanità nel suo insieme e incentivare, ad esempio, l’assistenza a domicilio, la realizzaione di distretti sociosanitari e case della salute nei quartieri. Si sta redigendo il Prg: perché, sulla base delle indagini fatte, non andare a individuare una localizzazione migliore, più vicina al centro?».
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