Il Tirreno

Livorno

Storie e preparazione molto diverse ma stessa passione

Quattro stili, quattro candidati diversi per guidare la città (almeno dal fronte del centrosinistra) in un faccia a faccia serrato. Camicia bianca in stile Renzi, occhiali calati sul naso, barba...

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Quattro stili, quattro candidati diversi per guidare la città (almeno dal fronte del centrosinistra) in un faccia a faccia serrato. Camicia bianca in stile Renzi, occhiali calati sul naso, barba appena fatta con la faccia da bravo ragazzo il democratico Marco Ruggeri, già capogruppo in Regione che si presenta come il favorito. E lo sa. Roberto Idà, il candidato vendoliano, è l’unico del gruppo con i capelli brizzolati: architetto-urbanista stile dandy, doppio foulard colorato, cultura e bellezza sono le parole che ripete di più. Gianfranco Morelli (Psi-Confronto), ingegnere, altro rappresentante della società civile in corsa in queste primarie, arriva in giacca di velluto e camicia amaranto. Linguaggio da ingegnere, concreto, l’unico che resta sempre nei tre minuti concessi per ogni risposta.

Poi Andrea Romano, il segretario dipietrista per molti mesi consigliere-spina nel fianco della giunta Cosimi: giacca e camicia in sfumature di grigio, riporta quasi ogni risposta sui temi ambientali, suo cavallo di battaglia. E ogni tanto si lascia scappare paragoni azzardati con Renzi e l’essere renziano. Tanto che in un siparietto volato su Twitter, il segretario del Pd Jari De Filicaia gli grida con ironia dalla platea: «Attento, poi ti tocca picchiarti con Toncelli...».

Quando a Ruggeri viene chiesto perché i livornesi dovrebbero votare per lui, tira fuori la frase-slogan della sua campagna: «Per mettere un punto e andare a capo». «Serve una nuova generazione – rivendica – che sappia dal giorno dopo le elezioni dove mettere mani: io sono giovane, ho 40 anni, e posso mettere l’esperienza maturata al servizio città. Cosa farei per prima cosa se fossi sindaco? Un assessore alla cura di Livorno che stia poco in Comune e molto fuori». Romano sembra provare a ironizzare sullo slogan di Ruggeri. Prima ci gira un po’ intorno («le promesse in questi casi si sprecano, evitiamo inflazioni) poi risponde che «come centrosinistra rischiamo di trovarci “punto e a capo”...». E lui cosa farebbe da sindaco nei primi giorni? Risponde così: «Farei due cose: 1) cambiare il capitolato di appalto sulle manutenzioni stradali; 2) metterei le telecamere in giunta per aumentare trasparenza e partecipazione».

Diverse le risposte di Morelli e Idà. «Chi vota per me – dice l’ingegnere – vuole una guida che rappreseti tutti». Morelli non ha paura a dire che «non mi sento meno di sinistra dicendo che so fare il capo, l'ho sempre fatto per necessità». «Da sindaco – aggiunge ricordando anche lui un po’ Renzi– andrei subito nelle scuole, nei quartieri, non solo alle tavole rotonde». «Livorno – conclude nel suo appello al voto – va rappresentata di più al di fuori dei suoi confini. Non sono qui a dirvi che parlo tre lingue, ma sono abituato a viaggiare. Ragazzi, porto la vostra faccia fuori per avere opportunità dentro. Prenderò l’aereo e andrò a cercare fondi in Europa. Non ho conflitti di interesse, non ho niente da guadagnare. E se non sarò scelto non mi chiuderò nelle buie stanze e resterò a disposizione da volontario».

Idà, invece, punta sulla squadra: «Rappresento una squadra che vuole un profondo cambiamento, che ha idee e forza, che garantirà che espansioni vergognose come quella di Salviano2 o errori mostruosi come il Nuovo centro (che sarà un altro centro commerciale a un minuto da un parco commerciale, e dove sono previste 700 case non si sa abitate da chi) non si ripetano più».

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