Il Tirreno

Livorno

Rubano una moto al giorno. L’allarme corre su Facebook

di Giorgio Carlini
Rubano una moto al giorno. L’allarme corre su Facebook

A gennaio ben 29 denunce alle forze dell’ordine per furti di ciclomotori. La banda è ben organizzata: cerca modelli precisi e agisce più volte nella stessa notte

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LIVORNO. Non fidatevi troppo di Lucio Battisti: un vero centauro la sua motocicletta non sarebbe disposto a darla via neanche per una donna.

Immaginate perciò la disperazione del proprietario di un Bmw 1200 customizzato con passione nel tempo, custodito con cura nel cortile, e improvvisamente sparito durante la notte. Pensate allo sgomento del ragazzo che ha tappezzato il profilo Facebook di foto del suo Suzuki GSX R600 personalizzato con fatica, risparmiando decine di euro per renderlo unico con accessori e adesivi, quando dalla sera alla mattina ha scoperto il furto sotto casa. O ancora all’enorme sconforto dell’appassionato di viaggi su strada che approfittava di ogni fine settimana libero per girare l’Italia con la sua Yamaha FZ1, una compagna di avventure più che un “semplice” mezzo a due ruote, portata via di peso nonostante catena e blocco freni a disco.

Nei primi due mesi del nuovo anno si sono registrati numerosi furti di moto e scooter di grossa cilindrata. Non stiamo parlando di un numero di colpi “nella media”, ma di un vero e proprio boom di sparizioni. Nel solo mese di gennaio, alle forze dell’ordine (polizia, carabinieri e finanza) sono arrivate complessivamente 29 denunce per furto: in pratica un colpo al giorno. Anche se, in base alle testimonianze dei centauri, è plausibile ipotizzare veri e propri blitz notturni durante i quali i ladri mettono a segno più colpi alla volta.

Ancora non ci sono dati certi per il mese di febbraio, ma secondo le prime indiscrezioni è possibile che il numero dei furti sia addirittura superiore. Accanto alle denunce vere e proprie, infatti, c’è un mare di segnalazioni che corre sui social network. Basta dare un’occhiata alla bacheca di Facebook per rintracciare almeno un amico che condivide l’immagine di una moto, sua o di un conoscente, che è stata rubata. La speranza dei proprietari è che spargendo la voce sul web, aumentino le possibilità di ritrovare i mezzi spariti.

Il legame che si crea tra un centauro e la sua moto è qualcosa che difficilmente si riesce a esprimere a parole. È un rapporto viscerale, quasi passionale. Così c’è chi su Facebook riversa tutta la propria disperazione per la scomparsa della «amata Honda Hornet 600», chi ricorda le corse domenicali in sella e persino chi cambia l’immagine di copertina del profilo, sostituendo la foto della ragazza con quella del Ducati Monster 696.

Ma c’è anche chi sfoga tutta la propria rabbia, promettendo “vendetta” e augurandosi di risalire ai responsabili che si sono macchiati di un furto che va ben oltre il pur pesante aspetto economico, e che ferisce soprattutto l’interiorità del proprietario della moto.

“I responsabili”: sì, perché dietro ai furti si celano sicuramente più persone. Per sollevare di peso un bestione di oltre due quintali, chiuso con blocca sterzo, catene e lucchetti, servono almeno tre-quattro individui. Se in più ipotizziamo la presenza di un complice a fare da palo e di un altro membro del gruppo al volante del furgone, tenuto col motore acceso e pronto per la fuga, ecco che si arriva a un gruppo di quasi una decina di criminali.

Una banda tutt’altro che improvvisata, ma al contrario molto ben organizzata: i furti non riguardano solo i mezzi parcheggiati a bordo strada, quindi facili da individuare e prelevare. Alcuni livornesi hanno subìto il furto della moto all’interno di cortili con cancelli automatizzati, dentro giardini privati con recinzioni, o addirittura in garage con saracinesce abbassate.

Insomma: non siamo di fronte al balordo di turno, ma a una squadra di ladri professionisti. Che, inoltre, sembrano interessati a specifici modelli di moto: le più gettonate sono le Kawasaki, seguite da Honda e Yamaha.

Memori del detto “l’unione fa la forza”, i centauri livornesi fanno quadrato: si tengono in stretto contatto, si aiutano l’uno con l’altro spargendo la voce, tenendo gli occhi aperti, diffondendo immagini e numeri di targa dei mezzi rubati. La speranza è che le moto sparite siano ancora sul territorio italiano, cosa che manterrebbe acceso il lumicino della speranza di un ritrovamento. Anche se lo scenario più probabile è quello che si è già verificato in passato: veicoli smontati e tenuti ben nascosti all’interno dei furgoni, in attesa di essere trasportati all’estero e poi riassemblati e rivenduti.

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