Il Tirreno

Livorno

Insulti al vicino gay nella lite nel condominio

di Lara Loreti
Insulti al vicino gay nella lite nel condominio

Una discussione tra donne, nata per motivi banali, degenera pesantemente e volano offese sul figlio omosessuale di una delle due. Un esposto in questura

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LIVORNO. « “Tuo figlio è un finocchio di m...” , “non come i nostri nipoti che sono normali”. Queste e altre offese volgarissime e irripetibili, nei confronti di mio figlio omosessuale, sono state pronunciate da una vicina di casa sulla tromba delle scale, davanti a mia figlia di 8 anni, ignara della cosa, e a mia madre che sa tutto ma che ne ha 80. L’altro giorno ho passato uno dei pomeriggi più difficili della mia vita».

È lo sfogo di Antonietta Panciatici, una mamma livornese che qualche giorno fa ha dovuto affrontare un’aggressione verbale, nata da banali dissapori condominiali ma sfociata in offese discriminatorie verso suo figlio, Yuri Nigiotti, omosessuale, pasticcere di 24 anni. Un brutto episodio in cui la vicina di casa, come denunciato da madre e figlio, ha detto più volte insulti di tipo sessuale al ragazzo. Tanto che la madre ha presentato un esposto in questura e il figlio Yuri è pronto a presentare querela: «Voglio andare fino in fondo a questa storia: denuncerò alla polizia chi mi ha offeso: ora basta».

Il fatto è successo mercoledì della scorsa settimana, in un condominio alla Rosa. Mamma e figlio hanno deciso di denunciare il fatto al Tirreno per la gravità delle offese a sfondo sessuale. «Io sono gay, ho un compagno, una vita normalissima e vivo serenamente la mia situazione - dice Yuri - Purtroppo nel momento in cui mi trovo coinvolto in discussioni, le ingiurie che mi vengono rivolte molto spesso sono a sfondo sessuale. Ma insulti così pesanti non ne avevo mai ricevuti. Per di più, in una discussione nata per motivi così banali. Quella persona ha più volte tirato in ballo la mia omosessualità in una lite nel corso della quale io non solo ero assente, ma non c’entravo proprio nulla. Questa situazione mi fa venire in mente una riflessione: io sono tranquillo e ho un buon carattere. Questo genere di offese certo, mi fanno dispiacere, non mi toccano più di tanto perché sono in grado di valutare la loro vacuità. Ma ci sono ragazzi e ragazze gay più sensibili, che quando vengono discriminati arrivano anche a gesti estremi, come purtroppo leggiamo sulle cronache. Allora mi chiedo, perché tirare in ballo la mia omosessualità? Per di più davanti alla mia sorellina e a mia nonna anziana?».

Tra le due famiglie ci sono vecchi rancori, legati a una discussione avvenuta due anni fa. «Già all’epoca questa persona aveva detto cose cattive a mia madre, che si era sentita male - racconta Antonietta Panciatici - Sul momento ci fu una lite accesa e da allora non ci siamo più parlate. Ma questa volta è stato superato il limite. Tutto è nato perché la mia vicina, mentre rincasavo con mia figlia, ha accusato mia famiglia di spostare a dispetto una pianta sul suo pianerottolo. E già in quel momento ha offeso mio figlio rispetto alla sua omosessualità. Io, a quel punto, ho accompagnato la bimba a casa e poi sono andata a parlarci. Le ho spiegato che non si doveva permettere di offendere mio figlio, che non sapevo nulla della storia della pianta e poi ho cercato di farle capire che si trattava comunque di una cosa di poco conto. Ma lei non voleva sentire ragioni e allora, nel clou del diverbio, ha ricominciato a offendere mio figlio con improperi ancora più volgari. A quel punto, la discussione è degenerata, ho perso le staffe anche io e per poco non siamo venute alle mani. E di questo mi sono scusata col condominio con una lettera».

L’aspetto su cui mamma e figlio pongono l’attenzione è quello che le offese, gridate sul pianerottolo, sono state sentite non solo dagli altri condomini, ma anche e soprattutto dalla bimba. «Mia figlia era in casa, al piano di sopra, con la porta aperta, e quando ha sentito tutte quelle grida è uscita fuori - racconta la madre - Dopo quella scenata, lei mi ha chiesto spiegazioni sul significato delle brutte parole che aveva sentito e sul perché quella donna fosse arrabbiata col suo tato (suo fratello ndr). Per me è stato difficile spiegarle le cose e mi sono anche rivolta a un’amica psicologa per chiedere un consiglio su come affrontare il tema con lei. Non è giusto che abbia saputo in questo modo traumatico una cosa così delicata. È rimasta turbata». Le fa eco il figlio: «Io e mia sorella abbiamo un bellissimo rapporto. Io le ho fatto anche un po’ da babbo perché i miei sono separati. È ancora piccola, ma molto sveglia e avrei voluto che fosse venuta a conoscenza della mia omosessualità con un percorso graduale, che peraltro io e mia madre avevamo già intrapreso».

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