Il Tirreno

Livorno

Il magnate ucraino che tifava Lucarelli e quelle ombre su Kiev

di Lara Loreti
Il magnate ucraino che tifava Lucarelli e quelle ombre su Kiev

Akhmetov, l’amico di Yanukovych , visto dal bomber amaranto «Girava con 50 gorilla che intimorivano solo a guardarli»

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LIVORNO. Per spostarsi, si muove con dieci auto di lusso nere e cinquanta guardie del corpo. In pieno stile spy story sovietica. Ma gli 007 del cinema c’entrano poco, è tutto vero. E quando la lucida portiera di una di quelle auto, tutte allineate, si apre, a scendere è Rinat Akhmetov. Ciuffone biondo, occhi di ghiaccio, sorriso da sfinge, sempre in giacca a cravatta, il magnate russo - 47 anni, 2 figli e una marea di soldi - non è solo il presidente della squadra di calcio dello Shakhtar Donetsk, la stessa dove sei anni fa ha giocato Cristiano Lucarelli. È anche amico stretto dell’ormai ex presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych. L’uomo ombra del suo governo, tanto da giocare un ruolo decisivo nelle elezioni del 2004, quando ha supportato la sua candidatura a premier. E tanto che, dopo che il Parlamento ucraino sabato scorso ha destituito Yanukovych, considerato responsabile dei massacri di Kiev e ricercato, più di una voce ha sussurrato che l’ex premier si fosse rifugiato a Donetsk, dall’amico Akhmetov.

Questa è l’immagine che il mondo ha di lui: un imprenditore glaciale, spuntato nel post Unione Sovietica, che s’è fatto da solo (era figlio di un minatore) e che deve la sua fortuna alle miniere e all’acciaio. Fortuna tuttora in crescita, nonostante la crisi dell’acciaio: è presidente di una potente holding finanziaria, la Scm. Il suo patrimonio è stimato da Forbes in 16 miliardi di dollari. Ma come è apparso Akhmetov agli occhi di chi ha vissuto a suo stretto contatto per cinque mesi? Cristiano Lucarelli, oggi allenatore del Viareggio, nell’autunno inverno 2007-08 ha giocato nel club di Donetsk di cui Rinat è presidente. Fu proprio lui a volere fortemente il bomber amaranto nella sua squadra, tanto che quando arrivò gli riservò un’accoglienza da vera star. «Vivevo in una mega villa e io stesso avevo tre guardie del corpo - racconta Cristiano - Lui invece si spostava con una cinquantina di uomini alla volta. Degli energumeni incredibili, che solo a guardarli ti passava la voglia di scherzare...Quei body guard facevano paura», ironizza ma non troppo Mr Lucarelli.

«Anche il centro sportivo era sorvegliato in maniera rigida - continua il goleador - Io, facendo il calciatore, stavo quasi sempre in campo, eppure si percepiva che c’era tensione nel Paese. Tuttavia, non capendo la lingua restavo al di fuori delle tematiche della politica. Io sono rimasto lì solo 5 mesi, quindi non ho avuto il tempo materiale per farmi un’idea precisa su questi temi. Del resto, era raro che Akhmetov ne parlasse. Però di una cosa non faceva mistero: di essere vicino al governo del Paese. Lui veniva spesso allo stadio durante gli allenamenti, però per la maggior parte del tempo era in volo verso Parigi e Londra a curare i suoi affari...». Business top secret, come conferma Lucarelli: «Il presidente non parlava volentieri dei suoi giri». Un atteggiamento questo, tipico della maggior parte degli uomini dell’Est facoltosi, che tengono riservato il proprio lavoro. Ma la conversazione con Akhmetov, pur nei limiti della lingua, era piacevole. «Parlavamo sempre di calcio e della squadra - prosegue Cristiano - Lui commentava le partite e mi incoraggiava. Lo ricordo come una persona affabile, giovane sia d’età sia nel temperamento, e un uomo semplice, di quelli che non fanno pesare il ruolo che ricoprono».

C’è chi lo descrive come un tipo alla Berlusconi. È così? «Tutt’altro - risponde Lucarelli - Non mi sembrava proprio un Berlusconi della situazione, anzi. Era molto più riservato. Non gli piaceva apparire, non so se solo per riservatezza e quindi per carattere oppure anche per i rischi che poteva correre. Una cosa è certa: non faceva una vita libera, era sempre sotto controllo».

Oggi in Ucraina imperversa la guerra civile e la lotta tra i due poteri di Kiev, la Piazza e il Palazzo, sembra infinita. Tuttavia, già all’epoca di Lucarelli la situazione non era rosea. «C’era tensione nel Paese ed era chiara la divisione tra la corrente che voleva che l’Ucraina entrasse in Europa e chi invece aveva interessi a restare all’ombra di Mosca. Mentre ero lì, mi dissero che Akhmetov faceva parte della corrente filorussa che voleva tenere l’Ucraina fuori dall’Ue».

Lucarelli da Donetsk andò via dopo pochi mesi perché aveva nostalgia della famiglia. E oggi può guardare con un certo distacco alla situazione incandescente della rivoluzione di Kiev. Resiste, però in lui, una sensazione di amarezza di fronte al massacro e a scene tanto violente. Ieri a Kiev il calcio s’è fermato: il girone di ritorno, che doveva iniziare domani, è stato sospeso perché è stata accolta la richiesta del ministero degli Interni. Ma nei giorni passati ci sono state diverse partite, anche in campo neutro. E il pensiero di Cristiano è volato in Ucraina. «L’altro giorno hanno giocato - fa notare - In certi momenti vedi lo stadio vuoto e ti chiedi come sia possibile far finta di niente e scendere in campo, nonostante tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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