La protesta
Il Chianti punta forte sulla Gran Selezione
Accanto all’annata e alla riserva un altro “miracolo” dal cuore profondo della Toscana: sarà invecchiato trenta mesi
A Terre di Toscana, grande kermesse in programma domenica e lunedì in Versilia, dovrebbero essere almeno due le etichette presenti. Si tratta del Vigna al Capannino di Bibbiano e del celeberrimo Castello di Ama. Sono i pionieri del Chianti Classico Gran Selezione, ovvero il nuovo tipo di vino che esce dal cuore profondo della Toscana. Accanto al Chianti “annata”, invecchiato un anno, e alla mitica riserva che ha bisogno di due anni, la Gran Selezione viaggerà sui 30 mesi di invecchiamento (con gli ultimi tre di affinamento in bottiglia).
Cambia il mondo. Lontani i tempi in cui Enrico Fermi, poi premio Nobel, brindava con un fiasco di Chianti ai primi riusciti esperimenti nucleari. Lontani anche i tempi in cui il Sangiovese era un uvaggio da vino da calo e dava benzina ai cavatori di marmo (a Carrara c’erano 60 mescite negli anni Trenta) o agli operai delle fabbriche toscane. Il Chianti era veramente il vino da pasto.
La nuova tipologia di Gallo Nero è un uvaggio di maggiore forza che resterà ad affinarsi per almeno 30 mesi. Una vera rivoluzione per il mondo del vino toscano. Appena presentata a Firenze.
«La gran selezione è stata bene accolta. E posso dire che può competere con tutti i grandi vini d’Italia e del mondo». Chi parla così è Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Gallo Nero. Una potenza economica con i suoi 600 soci e le 30-35 milioni di bottiglie vendute, di cui 8 su 10 esportate. Il tutto fra le province di Firenze e Siena. Luoghi dai nomi che negli stranieri evocano veramente la Grande Bellezza italiana: Panzano e Gaiole, Greve e Radda, Castellina e Barberino val d’Elsa. Grandi numeri che rendono raggiante Liberatore, eppure qualcuno ha storto la bocca alla nascita di questo nuova tipologia.
«Avevamo delle riserve che si distinguevano già in passato dalle altre. E’ stato giocoforza creare una nuova denominazione. Ma era già nelle cose, lo ripeto. Per questo chi ci accusa di averlo fatto solo per un problema di prezzo, da alzare, sbaglia. La riserva è una questione di invecchiamento. Quando leggiamo in una etichetta la parola superiore, è solo il fatto che quel vino ha mezzo grado in più di alcol. Invece la nostra gran selezione è tutt’altra cosa. Basti dire che c’è un obbligo fondamentale; tutte le uve usate per la produzione devono venire dai vigneti di cui l’azienda è proprietaria. Non si può uscire da questo recinto ed è tutto certificato e messo nero su bianco. Insomma la Gran selezione è un problema diciamo così, di qualità».
E quando uscirà questo fuoriclasse? «Ora è in vendita l’annata 2010. Dal primo luglio si potrà mettere sul mercato anche il 2011. Che è stata un’annata su cui i pareri sono stati controversi. In realtà la sto assaggiando ora e posso dire che vedremo grandi cose».
I prezzi. Spesso i produttori, ma anche i ristoratori sono sott’accusa per i prezzi che – dicono – allontanano gli appassionati. «Diciamo che una Gran selezione esce dalla cantina a 15 euro, poi il ristoratore può ricaricarla fino a 40-50 euro. Oggi invece le migliori riserve uscivano dalla cantina a 8-12 euro . Una differenza non da poco, ma si tratta di vini diversi».
Ma non tutti sono d’accordo con il segretario del Consorzio.Ernesto Gentili, curatore della guida dei vini d’Italia dell’Espresso mostra una e più perplessità. «Credo che il problema sia che si vuol fare salire di grado una denominazione, basandosi solo sul disciplinare e non sulla qualità. Poi in Italia le regole spesso sono di difficile comprensione ed attuazione. In parole povere si cerca di far salire il prezzo della bottiglia, fra l’altro in anni in cui – per fortuna – il prezzo stava risalendo. Che poi è un prezzo legato al costo delle uve. Negli ultimi anni c’era poca remunerazione e allora si è puntato a questo nuovo nome, ad un Chianti Classico ancora più importante».
Insomma il Gallo Nero insegue Bolgheri e Montalcino, top di gamma almeno in Toscana. «Io non credo che sia questo il problema. Fra l’altro l’area di produzione del Gallo Nero, fra Firenze e Siena, ha delle zone che sono al top di tutta la nostra regione. Penso solo alla Conca d’Oro di Panzano».
Fuga dal Chianti. In più c’è un altro problema. Che molti lamentano una fuga dal Chianti della tradizione, quello – ma ormai siamo alla notte dei tempi – dove il disciplinare prevedeva ancora una percentuale di uve bianche.
«In realtà ci sono produttori, almeno una decina – specifica uno dei più grandi esperti d’Italia – che sono tornati ad un modello tradizionale di Chianti. Quindi la gamma è abbastanza ampia».
L’opportunità. Decisamente più ottimista sul futuro della denominazione e della gran riserva è Andrea Cecchi, titolare a Castellina in Chianti di uno dei colossi del vino toscano. Cecchi produce 8 milioni di bottiglie l’anno. Di cui un milione e 800mila di solo Gallo Nero.
«Diciamo subito che non è bellissima la parola Gran Selezione, forse si poteva trovare qualche cosa di meglio. Detto questo è una opportunità per far salire ancora la qualità del Chianti Classico. Senza dimenticare che a livello internazionale, già la riserva è molto apprezzata».
Ma anche Cecchi, che in questi anni si è imposto con il Coevo, sta studiando una Gran Selezione. «Veramente la stiamo già preparando. E’ stata prodotta nell’annata 2013 e verrà fuori fra qualche anno. Si tratta di un Sangiovese in purezza. Vedremo cosa saremo in grado di tirarci fuori».
Riconquistare l’Italia. Di sicuro queste bottiglie viaggeranno in tutto il mondo. «Oggi esportiamo il 40% negli Stati Uniti ed in Canada – ricorda Liberatore – stiamo salendo molto in Russia ed in Estremo Oriente e naturalmente in Cina. Paradossalmente oggi si tratta di riconquistare l’Italia. E stiamo già lavorandoci».
Alla guida del consorzio c’è Sergio Zingaretti, patron di Rocca delle Macie, l’azienda di Castellina che il padre comprò producendo i film di Bud Spencer e Terence Hill. Perché dietro a quelle bottiglie c’è veramente un pezzo d’Italia. Del resto la formula moderna del Chianti fu elaborata dal barone Bettino Ricasoli. Ovvero il primo toscano a guidare un governo unitario. Insomma un antenato di Matteo Renzi. Di cui, peraltro, si conoscono poco i gusti di vino.
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