Gioco
Chiesto (di nuovo) lo stato di crisi
La Regione torna a bussare a Roma in nome dei guai dell’industria dell’auto
LIVORNO. Il polo della componentistica auto di Livorno-Colle va riconosciuto come “area di crisi industriale complessa”. La Regione torna a chiederlo al governo.
Presentando la proposta, l'assessore Gianfranco Simoncini squaderna tutta la gravità della crisi: «Oltre 800 posti di lavoro persi dal 2008 alla metà del 2012», più di «6 milioni di ore di Cassa integrazione straordinaria autorizzate nel 2012», crescita sottozero (meno 0,6%) delle imprese. Ma – aggiunge – l'area di Livorno resta «strategica» perché è ancora «il principale polo industriale della Toscana costiera con una forte presenza di industria pesante, metalmeccanica e cantieristica». Non solo: secondo Simoncini, l'incidenza economica di Livorno «va però oltre la sua stessa area e ne travalica il peso demografico e produttivo»: la «forte apertura all'esterno, il ruolo del porto e delle infrastrutture logistiche ed energetiche ne fanno un territorio strategico per l'economia dell'intera Toscana».
Questa richiesta non è una novità: Firenze l’aveva inviata a Roma già nel settembre di due anni fa. Perché questo bis? È cambiata la normativa nazionale di riferimento e invece non si attenuato il morso della recessione economica e della perdita di posti di lavoro. Il progetto di riconversione punta a «favorire la riqualificazione dei siti produttivi e di integrazione con le infrastrutture del polo logistico»; a «trattenere ed attrarre investimenti produttivi nel settore auto e in quelli ad esso collegati»; a «favorire l'integrazione produttiva manifatturiera, sfruttando le competenze presenti sul territorio e sviluppandone di nuove; per sostenere miglioramenti a livello di sistema, cioè favorendo l'integrazione trasversale fra i vari livelli».
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