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Scolmatore, disco verde al maxi-appalto

Scolmatore, disco verde al maxi-appalto

Due moli per proteggere la foce, l’alveo sarà escavato. A Stagno l’impianto per trattare i fanghi che andranno sugli argini

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LIVORNO. Benché ridotto a un fossatello profondo poche decine di centimetri per larghi tratti, cioè poco più d'una lunghissima pozzanghera, lo Scolmatore ha salvato Pisa dal rischio di un bis dell'alluvione di quasi mezzo secolo fa. L'hanno ripetuto tutti: solo grazie all'acqua fatta defluire attraverso questo canale è stato possibile evitare che il livello dell'Arno salisse di quel metro in più che avrebbe devastato la città. E adesso dalla conferenza dei servizi nella sede della Provincia di Pisa, capofila del progetto, è arrivato il via libera al maxi-progetto da 51 milioni di euro. Quando? Entro luglio la progettazione esecutiva, a primavera 2015 il via ai lavori.

L’ok della conferenza dei servizi giunge a distanza di neanche un mese dall'ondata di piena ma dopo una gestazione durata anni: risale al febbraio di 11 anni il protocollo fra una sfilza di enti, incluse la Regione e l'Authority, con l'obiettivo di trasformare lo Scolmatore in un canale navigabile fino a Pontedera.

In realtà, sembra rinviato tutt'al più a una fase successiva l'aspetto della navigabilità: illustrando il significato del sì della conferenza dei servizi, è stato sottolineato che la risistemazione del canale è finalizzato «al ripristino della funzionalità idraulica» dello Scolmatore, «dalla linea di riva (foce) sino al ponte della ss1 Aurelia, con effetti positivi indotti sino all'immissione del fiume Tora». Tradotto: si mira a evitare che Pisa vada sott'acqua più che a far arrivare via chiatte le merci fino all'interporto, all'autoporto del Faldo o, più in là, fino a Pontedera.

La conferma arriva dall’identikit degli interventi: la realizzazione della foce armata, la ricalibratura dell’alveo, la manutenzione straordinaria degli argini. Con un obiettivo dichiarato: raddoppiare la portata effettiva dello Scolmatore che negli ultimi mesi si era ridotta a 600-700 metri cubi al secondo (rispetto al progetto originario degli anni ’60 che la prevedeva nell’ordine dei 1400 metri cubi).

Si agirà soprattutto su due piani: da un lato, la foce; dall’altro, i fondali.

L’onda di piena ha spazzato via buona parte del “tappo” di sabbia che ostruiva la foce. Ma senza un molo di protezione la tendenza della foce a insabbiarsi rispunterà presto fuori: tant’è vero che fino a poche settimane fa lo sbocco in mare era quasi tutto impedito da una lingua di terra appoggiata alla sponda pisana. La foce verrà protetta da due moli che si allungheranno verso il largo per quasi mezzo chilometro.

Il dragaggio conta di portar via 600mila metri cubi di fanghi dai fondali, che ora superano da uno a due metri la quota originaria nel tratto a ovest dell’immissione del torrente Tora. Il dragaggio riguarderà l’alveo del canale a partire dal ponte dell’Aurelia (Stagno) fino al mare, puntando ad avere una larghezza standard di 40 metri sul fondo.

Tutta questa montagna di fanghi dove finirà? C’è bisogno di un’altra Vasca di Colmata? Se ai tempi dei precedenti tentativi dell’Authority erano arrivate segnalazioni poco rassicuranti sul livello di inquinamento dei fanghi sui fondali dello Scolmatore, evidentemente la Provincia di Pisa è più ottimista: prevede un impianto di trattamento – da localizzare a Stagno – per far “seccare” le melme e poi poterle reimpiegare sugli argini. Qualcosa di ben diverso, a quanto sembra di capire, rispetto a quel che è avvenuto con i fanghi dragati dai fondali del porto e finiti in Vasca di Colmata.

Da aggiungere, come terzo tassello del puzzle, la risistemazione degli argini , spesso «ormai inesistenti o non recuperabili»: al punto che c’è bisogno di rialzarli da 50 a 150 centimetri.

Non si creda che questo maxi-progetto abbia un interesse solo pisano. E non solo perché fra gli enti interessati quelli livornesi sono numerosi quanto quelli pisani: c’è lo zampino labronico di Authority, Comuni (Livorno e Colle), Provincia e Camera di commercio.

Lo Scolmatore è la striscia che fa unire (o litigare) le strategie di sviluppo territoriale di Livorno e Pisa: a nord c’è il nuovo polo turistico-immobiliare di Calambrone e c’è il parco, a sud c’è il porto che reclama una espansione a mare e c’è il polo peltrolchimico della raffineria Eni e di vari depositi costieri. L’emblema sono le “porte vinciane” all’intersezione fra Canale dei Navicelli e Scolmatore: da un lato, il porto di Livorno ha bisogno che siano chiuse per evitare che i fanghi arrivino a insabbiare la Darsena Toscana; dall’altro, i cantieri degli yacht chic dei Navicelli pisani hanno bisogno di poterle aprire per arrivare fino al mare. E ancora di più saranno la chiave per il futuro: basti ricordare che il responsabile Prg dell’Authority ha indicato la sponda livornese dello Scolmatore come un possibile spazio per la piccola nautica. Un tema incandescente, visto che alla Bellana si immagina di crearei 600 posti barca e il “popolo delle barchette” ne vuole il doppio. D’altronde, il mercato si è già arrangiato per conto proprio: mezzo migliaio di barchette sono già lì. (m.z.)

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