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Livorno

Omicidio di Castagneto, c'è la sentenza: ergastolo per Ndoye

di Lara Loreti
Omicidio di Castagneto, c'è la sentenza: ergastolo per Ndoye

Concluso in tribunale il processo con rito abbreviato. La madre di Ilaria Leone: "Mi sento sollevata". Il padre: "Pena giusta". Confermata così la richiesta dell'accusa

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LIVORNO. Ergastolo per Ablaye Ndoye, il senegalese di 34 anni accusato di aver ucciso lo scorso primo maggio Ilaria Leone, 19 anni, nell'oliveto di Castagneto Carducci . È questa la sentenza del processo (FOTO) con rito abbreviato che si è svolto in tribunale a Livorno. Per il senegalese confermate tutte le accuse: quella di violenza sessuale è stata assorbita dall'omicidio volontario aggravato. Inoltre, il senegalese sarà espulso alla fine della pena. L'ergastolo infatti col rito abbreviato è sostituito con la reclusione a 30 anni.

La madre di Ilaria: "Nessuno potrà mai ridarmi mia figlia, ma mi sento sollevata. E' importante però che a fine pena lui davvero sia espulso e di questo non posso essere sicura, visto che per tre volte lui sarebbe dovuto essere espulso e invece è rimasto in giro per l'Italia. Ora però in carcere ci deve marcire". Il padre: "E' una sentenza giusta: il mio timore era che la giustizia non facesse bene il suo corso, invece così non è stato: ora lui deve stare in prigione per tutto il tempo". Confermata, dunque, la richiesta del pm che ha seguito il caso, Fiorenza Marrara.

Nel corso dell'udienza Ablaye Ndoye ha fatto una dichiarazione spontanea in aula in cui ha proclamato la sua innocenza. E alla pm ha poi detto: "S'è fatta scappare il vero assassino". Nella dichiarazione spontanea, Ndoye ha anche fatto il nome di una persona su cui, secondo lui, dovevano esser fatti approfondimenti di indagine. Lo spiega l'avvocato difensore Giovanni Porto: "Il mio cliente ha ribadito la sua linea dicendo che è estraneo al delitto e che invece si dovrebbe indagare su Cisse El Hadji Amsatou, il giovane connazionale a cui lui, il giorno dopo l'omicidio, aveva chiesto di cancellare la memoria del telefonino di Ilaria. Il mio cliente, come ha detto sin dall'inizio, ha ribadito che c'era un debito di droga nei confronti di Cisse da parte della vittima".

Subito dopo la lettura delle sentenza, Ndoye è uscito dall'aula insieme al suo avvocato e subito dopo è stato riaccompagnato a Sollicciano dalla polizia penitenziaria di Firenze. I familiari di Ilaria invece, la mamma Sara, il padre Leonardo, gli zii e i cugini si sono trattenuti per qualche minuto in aula insieme agli avvocato Antonio Cozza e Nicodemo Gentile. Presenti alla lettura della sentenza anche il comandante provinciale dei carabinieri, Massimiliano Della Gala, e il capo del Nucleo investigativo, Luigi Perri. 

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