Il Tirreno

Livorno

Fionde, bulloni e scontri città blindata per il calcio

di Federico Lazzotti
Fionde, bulloni e scontri città blindata per il calcio

Due cariche tra polizia e tifosi amaranto. «Nessun ferito e nessuna denuncia»

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LIVORNO. All'incrocio tra via Rodocanacchi e viale Nazario Sauro un agente si stacca dal muretto che divide le due carreggiate e dal gruppo di colleghi che gli è vicino e tira fuori dalla tasca dei pantaloni un bullone d'acciaio. «Ce li hanno lanciati contro i tifosi amaranto usando le fionde, ne abbiamo raccolti una cinquantina».

Sono da poco passate le 10 di una domenica in cui la città, almeno fino a pomeriggio inoltrato, è stata presidiata e divisa a metà dalla partita più politica, e per questo temuta, del campionato. Questo è il confine che separa la zona blindata dalla zona passeggiata. Dieci passi verso barriera Margherita, e chi ha potuto raggiungere il lungomare, nonostante divieti e posti di blocco, si gusta il sole primaverile: caffè in Baracchina rossa, ricci freschi all'Ostricaio e tintarella alla spiaggetta dell'Accademia. Due passi verso lo stadio Armando Picchi e spuntano camionette, poliziotti, carabinieri baschi verdi (in tutto 300 uomini) in assetto anti sommossa, caschi, auto civetta con i lampeggianti accesi che bonificano vicoli e giardinetti, vigili urbani a presidiare gli accessi.

«Poco fa - racconta un altro agente - c'è stato uno scontro con i tifosi del Livorno. Ci hanno lanciato addosso di tutto. Quanti erano? Un centinaio. In quel vicolo - va avanti indicando un labirinto da cui si accede a piazzale Montello - abbiamo trovato e sequestrato una decina di tubi di gomma lunghi oltre un metro. Credo che volessero usarli negli scontri, ma non capisco dove possano esserseli procurati».

Il cuore del tifo amaranto si prepara al match con il Verona poco più avanti, nello spiazzo che si estende tra la tribuna e la curva nord. C'è chi porta sulle spalle gli striscioni, chi mangia un panino con il salame comprato a 2 euro all'alimentari, aperto nonostante il giorno festivo.

In mezzo al via vai di sciarpe del Livorno spuntano una decina di tifosi catalani e una quarantina di supporter dell'Aek Atene, con i quali gli amaranto sono gemellati. «Non fanno entrare lo striscione con la scritta: in curva e nei quartieri dei nostri colori andiamo fieri», avvertono un paio di ragazzi. C'è chi propone di non entrare, chi prende tempo e dice di aspettare.

Il segnale che la tensione sta salendo arriva intorno alle 11,30, a un'ora esatta dall'inizio della partita. «Stiamo partendo verso lo stadio», è il messaggio via radio trasmesso da chi guida la scorta dei tifosi ospiti, il cui percorso fino al Picchi, è rimasto top secret fino all'ultimo.

I quindici pullman dei gialloblù sono fermi al casello autostradale. Dentro un migliaio di veronesi indossano parrucche, maschere di Scream, vestiti di carnevale, ma a nessuno viene voglia di ridere quando un centinaio di supporter livornesi si mette in marcia percorrendo viale Nazario Sauro.

L'obiettivo è quello di raggiungere l'Aurelia e aspettare i rivali che devono passare dall'Ardenza per arrivare al parcheggio del settore ospiti, in via dei Pensieri.

È davanti al cimitero della Misericordia, pochi minuti dopo, che avviene il secondo, e ultimo, scontro con le forze dell'ordine. «Prima che scoppiasse il casino - racconta chi si è trovato nel mezzo - abbiamo provato a parlare con questi ragazzi. La loro risposta? Difendiamo la città dai veronesi».

Durante i minuti successivi, in strada, è volato di tutto: fumogeni, bombe carta e manganellate. Due anziani che si trovano in mezzo alla bagarre si sono rifugiati dentro al cimitero. Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato agli scontri sono stati fermati e identificati. Si parla di 5 persone ma dalla questura spiegano: «Nessuno per il momento è stato denunciato, abbiamo molte registrazioni, le controlleremo e nel caso emetteremo i Daspo nei confronti dei responsabili. La cosa più importante è che non ci siano stati feriti».

Quando i tifosi veronesi entrano allo stadio il match è già iniziato. Quando escono, due ore e mezzo più tardi festeggiano. L’ultima immagine della giornata della tensione sono i quindici pullman gialloblù che sfilano lungo viale Nazario Sauro, in mezzo al traffico bloccato. Quando la carovana finisce, la città torna a essere una e libera, almeno dal rischio scontri calcistici.

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