Il Tirreno

Livorno

IL RACCONTO

«Fine dell’incubo adesso possiamo voltare pagina»

di Giorgio Carlini

LIVORNO. Per loro è la fine di un incubo. Ma le due donne-coraggio, madre e figlia che hanno avuto la forza di raccontare l’accaduto in questura, aspettano ancora a tirare un sospiro di sollievo....

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LIVORNO. Per loro è la fine di un incubo. Ma le due donne-coraggio, madre e figlia che hanno avuto la forza di raccontare l’accaduto in questura, aspettano ancora a tirare un sospiro di sollievo.

La notizia del buon esito delle indagini, che hanno portato alla denuncia per violenza sessuale del presunto molestatore del bus, l’hanno appresa ieri dalla stampa. Prima di rilasciare nuove dichiarazioni, la mamma preferisce aspettare la comunicazione diretta della polizia (che con tutta probabilità arriverà tra oggi e domani).

Ma intanto descrive i sentimenti che hanno contraddistinto quella che può essere considerata la settimana più delicata della loro vita. Prima lo choc durante quella maledetta corsa sul bus, con la 15enne che vede uno sconosciuto avvicinarsi a lei, con insistenza, fino al contatto con le parti intime dell’uomo. Poi la disperazione, quando la minorenne ha raccontato tutto alla mamma. Qui, ed è questa la lezione più importante della vicenda, la donna non si è persa d’animo, ma ha trovato il coraggio di affrontare la questione.

Ha parlato a lungo con la figlia, ha denunciato il fatto alla polizia, ha divulgato l’accaduto al Tirreno. Mettendoci la faccia, con nome e cognome (che abbiamo sempre omesso per motivi di privacy).

Non solo per ottenere giustizia, ma per evitare che «una schifezza simile», come l’ha sempre definita, potesse accadere a qualche altra ragazzina. Non si è mai pentita di essersi esposta in prima persona. E ha capito di aver fatto la cosa giusta quando ha trovato la disponibilità di tutti coloro cui si è rivolta. «Mi sono sentita spalleggiata - aveva spiegato - La pubblicazione della notizia mi ha dato una sensazione di calore e solidarietà.Per me è importante trasmettere un messaggio forte: queste ragazzine si devono sentire serene e protette. Nessuna deve pensare di essere sola o imbarazzata. Gli unici che devono provare vergogna sono i depravati». In questura, dove la 15enne ha fornito l’identikit del pedofilo, madre e figlia sono state accolte «con gentilezza e calore. Ho capito subito che gli agenti erano vicini all’identificazione del molestatore - questo l’unico commento rilasciato ieri dalla donna - Attendiamo una comunicazione ufficiale, poi la vicenda sarà chiusa, e con mia figlia potremo voltare pagina».

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