Italia
Tre “bimbi” ingegneri verso le stelle
Stefano, Alessandro e Michele nel team dell’Università di Pisa che partecipa a una missione con l’Agenzia spaziale europea
LIVORNO. Chissà se l’innovativo dispositivo termico ideato da un team di giovani ingegneri dell’Università di Pisa sarà colorato di amaranto. Sì, perché nell’ambizioso progetto spaziale nato all’ombra della Torre pendente, ben tre componenti della squadra (sul totale di undici) tengono alto l’onore della città dei Quattro mori. Sono Stefano Piacquadio, Michele Rognini e Alessandro Frigerio: livornesi doc che con i loro colleghi (toscani e non solo) stanno costruendo un “tubo di calore pulsante” da utilizzare in situazioni di assenza di gravità.
È questo l’obiettivo del progetto “Phos” (Pulsating heat pipe only for space), sviluppato nelle aule del dipartimento di Ingegneria e selezionato dall’Agenzia spaziale europea (Esa) nell’ambito del programma “Rexus/Bexus”, che nella tappa finale, nel marzo 2015, vedrà il collaudo del prototipo a bordo di un razzo lanciato dalla base svedese di Kiruna.
I tre “bimbi” livornesi si occupano della parte elettronica e di controllo del dispositivo. «Il nostro compito è garantire la potenza termica al prototipo», precisa Stefano, che con i suoi 21 anni è il più giovane ingegnere della spedizione. È iscritto alla triennale di Ingegneria aerospaziale; Michele e Alessandro, entrambi di 22 anni, frequentano la magistrale in Ingegneria elettronica.
In cosa consiste il progetto? «Un Php - spiegano in coro i ragazzi - è un tipo di tubo di calore che lavora con un regime di circolazione pulsante. Immaginatevi, come struttura, una specie di “termosifone”. Ma - sottolineano - come funzionamento pensate a un frigorifero. Perché il principio del dispositivo è quello di raffreddare i macchinari che operano in di assenza di gravità». «Come un robot che esplora il paesaggio di Marte - aggiunge Stefano - Spesso gli automi hanno problemi di surriscaldamento. Ecco: il nostro prototipo potrebbe essere installato su questi macchinari e garantirne il raffreddamento».
Il progetto ha colpito tutti gli addetti ai lavori. Compresa l’Agenzia spaziale europea: il dispositivo in fase di realizzazione ha già un posto prenotato a bordo del razzo sonda che l’Esa lancerà nello spazio dalla base di Kiruna nel marzo 2015.
«Ogni anno - racconta Michele - l’Agenzia offre agli studenti delle nazioni europee la possibilità di partecipare al programma “Rexus/Bexus”, che permette di sperimentare le applicazioni dei team vincenti a bordo di un razzo o di un pallone aerostatico. Nell’ottobre scorso - prosegue - abbiamo inviato la nostra candidatura e abbiamo avuto successo. Un grande onore - rivela - perché le squadre europee ammesse sono poco più di una decina». Il progetto dell’ateneo pisano, inoltre, è l’unico italiano che troverà posto sul razzo sonda, all’interno del quale i ragazzi monteranno il “frigorifero spaziale”, da testare in assenza di gravità, fino a 100 chilometri di altezza.
I componenti del team, supportato dal Destec (dipartimento dell’energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni) sono tutti studenti di Ingegneria: oltre ai tre livornesi ci sono Gian Marco Guidi, Federico Belfi, Giorgiomaria Cicero, Francesco Creatini, Giulia Orlandini, Nicolò Morganti, Simone Fontanesi e Pietro Nannipieri.
I professori a supporto del progetto sono Sauro Filippeschi, Paolo di Marco, Luca Fanucci e Federico Baronti dell’Università di Pisa. Nell’affascinante esperienza gli studenti sono affiancati anche dal professor Marco Marengo, dal dottor Mauro Mameli e dall’ingegnere Miriam Manzoni dell’Università di Bergamo.
Chiunque fosse interessato a conoscere più da vicino il progetto “Phos”, magari con l’intenzione di collaborare o di proporsi come sponsor dell’iniziativa, può consultare il sito www.phosproject.com, oppure visitare il gruppo Facebook “Phos Project” o ancora Twitter (@phos_team).
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