Sicurezza
La difficile rotta della civiltà
Il ladro morto folgorato a Carrara e la reazione senza limiti sul web: ecco il commento di Fabrizio Brancoli
Alex è arrabbiato e ci augura brutte cose. «Che moralisti, voi del Tirreno, spero che una notte i ladri entrino nella vostra sede e vi rubino tutto». «A quel punto - continua Alex - vi prego di lasciare anche voi i vostri commenti sotto la notizia; e dite quello che pensate quando siete da soli». Perché da soli - è la tesi - saremmo meno allineati. E così potremmo inveire liberamente contro i maledetti ladri stranieri, quelli che rubano nelle case o che vanno a portare il via il rame dalle stazioni ferroviarie. Quelli come il quarantenne romeno che è morto giovedì a Carrara, lungo i binari, folgorato dall’alta tensione, nel mezzo di un tentativo di furto.
È morto? Benissimo: uno di meno. Una valanga di commenti di questo genere ci aveva travolto, giovedì, quando avevamo dato la notizia, sul nostro sito on line. Gli sta bene, che bella notizia, peccato che non avesse la sua famiglia con sé.
Ieri mattina, a ventiquattro ore dal giorno dell’Uno-di-meno, abbiamo deciso di fare una sortita. Sul web abbiamo raccontato di nuovo la vicenda, questa volta pubblicando tutti, ma proprio tutti, i giudizi che avevamo ricevuti: anche i più turpi, anche i più frontali. E abbiamo chiesto una riflessione rispetto ai temi dell’informazione commentabile. Nei social network si può dire di tutto? Si possono usare termini che in altri contesti sarebbero vietati? Come deve essere la discussione sulle pagine on line di un quotidiano? Abbiamo argomentato di più e abbiamo chiesto di discutere non solo sui furti o sulla criminalità straniera, ma anche sulle notizie e sulle opinioni.
Questa volta è andata meglio. A differenza del giorno prima, hanno preso la parola tanti sostenitori dell’esigenza di non dare risonanza all’odio; e hanno potuto confrontarsi con chi sottolineava di più l’esasperazione per la condizione indifesa dell’uomo comune. Un dibattito aperto e anche aspro, ma civile. E alla pari.
Marco ragiona così: «La gente ha le tasche piene di essere in difficoltà economiche, di vedere un Paese impoverito, depresso, sfiduciato, ostaggio dell'illegalità. Quando accade l'ennesimo episodio, non riescono a dispiacersene; si “liberano”in un moto di... vendetta». Usa proprio la parola vendetta. Quel ladro è morto perché «se l’è andata a cercare», dice Sergio. Censurare questi commenti, secondo lui, non è giusto: «Basterebbe scrivere che non siete d’accordo». Alessio non condivide: «appoggio in pieno la scelta di censurare i commenti violenti e gli insulti gratuiti».
È una strana tenzone nella quale spesso affiora la parola “libertà”, come scudo per poter esprimere concetti offensivi. Libertà contro l’idea stessa di mettere delle regole a una discussione e i suoi toni. Ma... partecipereste a una partita di calcio senza regole, dove ogni fallo è permesso? Dove se segnate un gol, possono ignorarlo? Dove possono spaccarvi una gamba mentre state per calciare, e non ci saranno né il rigore, né l'espulsione?
Il web, per Carla, «produce mostri». Per Ferdinando invece i limiti non devono esistere e «nessuno merita rispetto, in un paese dove dilaga la corruzione». Secondo Giuseppe un criminale «rimane sempre un uomo bisognoso di benevolenza».
Abbiamo incontrato parole impegnative; finalmente dialettiche e pronte a confrontarsi. I muri della rabbia e le aperture dell’umanità. La benevolenza. La vendetta. Il rispetto. L’esasperazione per torti subiti ingiustamente. La pietà verso una persona che, sì, doveva finire in galera, ma che invece ha perso la vita. E la “libertà” di dirgli che se lo merita. Per due giorni abbiamo fatto i conti con queste barriere tra estremi e sfumature.
Il primo giorno è stato quello del livore. Il secondo giorno molti lettori del Tirreno hanno deciso di spiegare che esiste un altro modo per riflettere su una storia del genere. Si è ridefinito un orizzonte di civiltà. La linea della civiltà, quella a volte più difficile in questi tempi. Ma anche quella a cui un giornale, sempre e comunque, non può non fare riferimento.
@fbrancoli
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