Il Tirreno

Livorno

Tdt, concessione allungata di 10 anni

di Mauro Zucchelli
Tdt, concessione allungata di 10 anni

Dal comitato portuale arriva il via libera al prolungamento, ma scoppia un caso politico dopo il voto negativo di Kutufà

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LIVORNO. A seconda di come lo si guarda, in ballo c’è o il business-chiave della “polpa” del porto o nient’altro che la ratifica di una scelta già fatta nel 2001 che da allora - ed è questo semmai il problema - giace a bagnomaria nella gelatina di una litigata lunga più di una dozzina d’anni.

Senza contare che nel frattempo sono cambiati quattro volte gli assetti proprietari: a quell’epoca c’erano i tedeschi di Eurokai-Contship a metà con la Compagnia portuale, poi l’interregno dei portuali labronici da soli, quindi l’alleanza con i genovesi di Gip, infine l’acquisizione di una solida quota di controllo da parte della cordata ligure capitata da Luigi Negri.

Il destino del terminal Tdt, uno dei 25 più importanti terminal contenitori del Mediterraneo come capienza, è finito sotto i riflettori del comitato portuale: via libera al prolungamento della concessione fino a trent’anni (dieci in più di quel che era finora), dunque la scadenza slitta al settembre 2031 (era fissata al 2021).

È il cuore del porto livornese e vale anche la pole position in caso si riesca a mettere davvero in piedi il progetto di Darsena Europa che lo espanderebbe a mare (ma con un investimento kolossal da 300-400 milioni di euro solo per il primo passo).

Quel che l’ha fatta diventare un incandescente caso politico-istituzionale è stato il voto del presidente della Provincia Giorgio Kutufà, proprio in una delle ultime apparizioni in tale consesso: un “no” duro e deciso. Si è messo di traverso senza nemmeno rifugiarsi nell’astensione o in una autoesclusione dal voto (come, per evitare il conflitto d’interessi, ha fatto Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale).

Il motivo? L'orientamento di Kutufà è da tradurre così: siamo a fine mandato, non possiamo ipotecare noi una questione così importante, meglio lasciarla agli amministratori che verranno dopo di noi. E fin qui è una osservazione di metodo. Forse però il siluro più pesante in arrivo dal numero uno di Palazzo Granducale riguarda qualcos’altro: il fatto che il prolungamento della concessione venisse accordato non sulla base di un piano-bis degli investimenti bensì in virtù dell’impegno a presentarlo in futuro.

Detto per inciso, invece il rappresentante del Comune (l’assessore Gulì al posto del sindaco Cosimi) ha votato sì, come il resto del comitato. Ma da questo punto di vista balzavano agli occhi due forfait che contano: a quanto è dato sapere, erano assenti sia il rappresentante della Regione che quello della Camera di commercio

Dal fronte del sì si ribatte che il piano all’origine del passaggio della concessione da 20 a 30 anni è quello già concretizzato. Già, perché in realtà la questione risale quasi a 13 anni fa: l’allungamento della concessione (da ventennale a trentennale) era già stato messo sulla rampa di lancio. In cambio di un piano di investimenti e d’una fidejussione che li avrebbe garantiti. Gli investimenti indicati nero su bianco nel piano sono stati tutti fatti, come confermano fonti vicine all'azienda. La fidejussione invece no. Ed è qui che è caduto l'asino per tutti questi anni: la patata bollente della fidejussione era diventata un contenzioso a colpi di carte bollate fra Authority e Tdt: l’una a dire che la mancanza della fidejussione era il sasso in cui inciampava tutto l’iter, l’altra a segnalare che gli investimenti erano avvenuti puntualmente.

A ingarbugliare un altro po’ le carte erano arrivati anche altri due elementi entrati in gioco in un secondo tempo: da un lato, l’Authority che non riteneva sufficiente la disponibilità della Tdt a concretizzare la fidejussione nell'ultimo anno del piano che avrebbe guardato fino al 2008; dall'altro, il ricorso che la Tdt aveva presentato al Tar contro la (non) decisione di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale.

Terremoto politico-istituzionale La delibera di ieri, dunque, è la parola “fine” scritta in coda a una telenovela di tanti anni fa? Sì, ma anche no. Nel senso che la questione riguarda da vicino anche il presente: il mancato allungamento della concessione, nell'ottica della Tdt, era l’intoppo numero uno a un nuovo piano di investimenti perché il tempo troppo breve rendeva impossibile ogni piano di ammortamento. Dovrebbe saltar fuori ora un nuovo piano di investimenti da qui al 2018: è vero che, come dice Kutufà, ancora non se ne conoscono i dettagli ma, a quanto risulta al Tirreno, dovrebbe trattarsi di un ammodernamento infrastrutturale che dovrebbe prevedere un impegno presumibilmente superiore ai dieci milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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