Il Tirreno

Livorno

Se per il ladro vale la legge del taglione

di Adriano Fabris*

Il commento del sociologo Adriano Fabris ai commenti senza limiti sul web relativi alla notizia del ladro morto folgorato a Carrara

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Sul sito del Tirreno è stata pubblicata la notizia della morte di un uomo che è rimasto folgorato mentre stava rubando del rame in un'azienda di Carrara. Subito su Facebook si sono moltiplicati i commenti.

Lo dicevano spesso con tono violento. E quando il moderatore dei commenti collegati alla notizia del “Tirreno” ha dato l’alt, perché non era possibile inneggiare alla morte di una persona, le reazioni sono state ancora più violente.

Sono cose che ci fanno riflettere. Tutti: sia chi ha postato quei commenti, sia chi li condivide, sia chi non li condivide ma è stato zitto. La crisi, certo, si fa sentire. Sempre più gente non riesce ad arrivare a fine mese. E questo incattivisce. Siamo meno disposti a tollerare chi non sta alle regole. Anche perché, sebbene molti vivano in grave difficoltà, non per questo vanno a rubare. C’è una particolare idea della morale che qui emerge, c’è un riferimento implicito alla legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Chi ha fatto del male merita il male che riceve. Anche se la punizione, poi, è sproporzionata.

Tutto ciò viene enfatizzato dai social network. Essi offrono una vera e propria cassa di risonanza alle opinioni che vengono espresse. Un certo modo populista di fare politica intercetta in rete la mentalità comune, la diffonde in maniera virale, sempre grazie alla rete, e si fa votare come portavoce di queste opinioni della massa.Ma alla fine non costruisce nulla. Non va oltre lo sfogo. Che cosa ci dicono, dunque, queste reazioni alla morte del ladro di rame? Anzitutto che c’è un grande bisogno di giustizia. Forse perché questo bisogno, in Italia, è stato troppo spesso disatteso, tra una legge ad personam e un’altra.

Ciò che tuttavia si dimentica è che la richiesta di giustizia, opponendosi all’arbitrio del più forte, si è manifestata nella storia proprio facendo leva sull’idea di persona, sulla salvaguardia della sua vita e sul rispetto dei suoi diritti. Senza questo riferimento preliminare non ci può essere giustizia. Dunque inneggiare alla morte del ladro va contro proprio quel senso di giustizia che può spingere a fare certi commenti. In altre parole: è giusto che il delinquente abbia la punizione che merita. Ma non è bene offenderlo come persona. In quanto tale egli merita rispetto. È da condannare per quello che ha fatto, non per quello che è. Se non si comprende questo, anche la giustizia viene meno.

E infine non si dica che, chiedendo di controllare la violenza di certi giudizi su Facebook, si contravviene a quel principio della libera espressione che dev’essere garantito in ogni democrazia. Perché non tutto si può dire. Non si può essere offensivi pubblicamente. Tanto più nei confronti di chi non può difendersi, o di chi non c’è più. In questi casi, un tempo, scattava un’altra molla: altri pensieri, altri sentimenti. Facevano tutti riferimento a ciò che si chiamava – e si chiama ancora – “pietà”.

*Adriano Fabris, sociologo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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