Toscana
Morosità per 12 milioni scattano i pignoramenti
Disposti più controlli per scovare chi non paga (il record nelle fasce più basse) Taddia: «In corso 200 procedimenti di decadenza e 300 decreti ingiuntivi, ma...»
LIVORNO. Casalp, la società per azioni nata nel 2004 che gestisce le case popolari (la proprietà è dei 20 Comuni della provincia) ad aprile dovrebbe presentare un bilancio 2013 in sostanziale pareggio. «La società – dice l'assessore Valter Nebbiai – sta facendo un lavoro importante in un momento di grande crisi e malgrado tutto i conti sotto controllo...». Quel malgrado tutto, però, la dice lunga. Perché sul piatto restano due questioni scottanti, complicate in parte dalla normativa ingarbugliata che regola l'universo casa, in parte dalla gestione storica del patrimonio pubblico: come trovare le risorse per la manutenzione di un patrimonio che sfiora gli 8600 alloggi (6650 solo in città) e, soprattutto, come combattere una morosità che continua a fare impressione.
Se si considerano gli affitti e i servizi mai pagati da una parte degli inquilini dagli anni dell'Ater, la morosità (almeno quella contestata) è arrivata a sfiorare i 12 milioni di euro. Dal 2012, fa sapere il presidente Stefano Taddia, sono stati intensificati i controlli incrociati di società e forze dell'ordine, sia vigili urbani che finanza, con provvedimenti (anche di sequestro) che in questi giorni sarebbero al vaglio della Procura. Ma cosa sta facendo in concreto Casalp per ridurre il fenomeno e garantire che, in piena emergenza casa, gli alloggi siano davvero abitati da chi ne ha più bisogno?
Anche questo hanno chiesto ieri i consiglieri della seconda commissione riuniti dal presidente Maristella Bottino (Fi). Taddia, chiamato a presentare la proposta di assestamento del bilancio, è partito dal capitolo manutenzioni per far sapere che rispetto al milione e 900mila euro previsto, l'impegno per le manutenzioni ordinarie «è salito a 3milioni grazie al contenimento delle spese, con l'eliminazione del Cda, alla gestione dei mutui, al risparmio di 80mila euro sull'assicurazione e agli aiuti del Comune». Circa 470mila euro che sono stati usati per ristrutturare un pacchetto di alloggi per 140 assegnazioni. «Ma nonostante gli sforzi – ripete Taddia – la somma è insufficiente, considerando che il valore medio degli affitti è di appena 30 euro».
Ed ecco il capitolo ricavi e morosità: Casalp incassa dagli assegnatari circa 9,5 milioni di euro all’anno. «Non c'è possibilità di agire su questa voce del bilancio – sottolinea Taddia – che dipende da parametri soggettivi, perché i canoni di affitto sono legati per legge ai redditi». Così anche qui si misura l'effetto della crisi che ha colpito le famiglie: «Tra il 2013 e il 2012 in bilancio si registrano 600mila euro in meno di entrate che dipendono proprio da una diminuzione dei redditi». Altra cosa sono i furbetti...
Lo screening degli assegnatari è questo: «L'82% ha un reddito al di sotto dei 16mila euro. Di questi, 1093 hanno un reddito sotto i 12500 euro e 1032 sotto i 6246». Significa che ci sono più di mille persone che pagano, o dovrebbero pagare, 12,95 euro al mese.
Dovrebbero, perché la fotografia della morosità accumulata dagli anni Ottanta è questa: «Per i redditi superiori a 35mila euro si registra una morosità (già oggetto di contenziosi) di 500mila euro; per i redditi tra i 3 e i 20mila euro arriva a 2 milioni; tra i 20 e i 10mila euro raggiunge i 3milioni e 100mila euro, mentre nella fascia sotto i 10mila euro di reddito arriva a 6milioni e 200mila euro». «Di questi – sottolinea Taddia – oltre 5 milioni sono stati accumulati da chi dovrebbero versare 12,95 al mese». Attenzione: i quasi 12 milioni di morosità non sono tutti riconducibili a canoni non pagati: «Oltre il 40% è dato dal mancato pagamento dei servizi, come il riscaldamento».
Il punto è che «gli strumenti dello sfratto e del recupero credito risultano di fatto impossibili da attuare per i redditi sotto i 10mila euro», ovvero il grosso della morosità, perché «l'effetto sarebbe quello di una uscita per una reimmissione nel sistema». Quindi «negli ultimi anni abbiamo cercato di lavorare al recupero crediti nella fascia sopra ai 10mila euro, adottando il procedimento amministrativo della decadenza». Ovvero: non paghi per due mesi e scattano le procedure che portano allo sfratto. «Il procedimento – fa sapere Taddia – è stato attivato per 200 contratti». Le carte sono state passate al Comune. Ma, nel delicato panorama dell’sos sfratti, ancora nessuno è andato in porto. Nel frattempo, conclude Taddia, «sono stati fatti circa 300 decreti ingiuntivi per i pignoramenti. In tutto abbiamo recuperato un 20% di morosità nella fascia che sta sopra i 20mila euro di reddito».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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