Il Tirreno

Livorno

C’è l’identikit del pedofilo dell’autobus

di Giorgio Carlini
C’è l’identikit del pedofilo dell’autobus

La mamma della quindicenne molestata ringrazia il Tirreno e fornisce una descrizione del responsabile della violenza

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LIVORNO. Un uomo di nazionalità italiana, di circa cinquant’anni. Ben vestito, con camicia e cravatta. Senza barba, né baffi, ma con un paio di occhiali da vista, di forma rettangolare e montatura nera. È questo l’identikit del “pedofilo del bus”, fornito dalla madre della 15enne avvicinata e molestata sul mezzo pubblico martedì scorso, mentre stava tornando a casa dopo la scuola.

La donna, dopo aver ascoltato il racconto della figlia (che in un primo momento non aveva portato alla luce la violenza, per paura di non essere creduta o peggio di essere presa in giro dai coetanei) si è subito recata in questura per denunciare l’episodio di molestia. Alle forze dell’ordine la madre ha spiegato come lo sconosciuto si fosse avvicinato alla ragazzina fino ad arrivare al contatto tramite le sue parti intime. Poi, ne ha descritto l’aspetto in modo minuzioso, secondo le indicazioni della minorenne.

Dopo aver pubblicato la lettera-denuncia (che aveva lo scopo di rivelare l’accaduto e diffondere la notizia, per mettere in guardia le altre ragazzine) ieri abbiamo contattato la mamma della quindicenne, che al nostro giornale ha fornito la stessa descrizione già rilasciata in questura.

Oltre alla caratterizzazione fisica del molestatore, sono emersi anche altri particolari (ne omettiamo alcuni per tutelare la minorenne). L’autobus su cui è avvenuto l’episodio, ad esempio, è il “2-R” che dal quartiere Stazione prosegue in direzione Ardenza.

La donna coglie l’occasione per ringraziare il Tirreno: «Mi sono sentita spalleggiata - confessa - La pubblicazione della notizia mi ha dato una sensazione di calore e solidarietà. Per me - aggiunge - è importante trasmettere un messaggio forte e chiaro: queste ragazzine si devono sentire serene e protette. Nessuna deve pensare di essere sola, o isolata. Né tantomeno imbarazzata. Gli unici che devono provare vergogna - sottolinea - sono quei depravati che si avvicinano ai nostri figli per cercare di soddisfare le loro fantasie malate».

Le chiediamo come sta sua figlia: «Ho parlato molto con lei - ci confida - credo che adesso saprebbe come reagire e non si farebbe trovare impreparata nel malaugurato caso di una simile esperienza. Ma io - ripete - non sono solo una mamma offesa per il fatto che qualcuno si è permesso di toccare mia figlia. Sono una mamma che da due giorni pensa a tutte le altre bambine che potrebbero finire in questa trappola. Mi creda - conclude - provo un brivido al solo pensiero che questo individuo possa avvicinarsi ancora a una ragazzina».

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