Gioco
Benetti, tregua sui licenziamenti dopo lo sciopero
Esuberi rimandati fino all’incontro-chiave dell’11 marzo ma i sindacati temono un ridimensionamento del cantiere
LIVORNO. Il partecipato e “storico” sciopero al cantiere Benetti, andato in scena mercoledì scorso, ha dato i suoi frutti: l’allarme tra gli yacht e la nautica di lusso sembra rientrato. Almeno per il momento. Sì, perché, come spiegato da Massimo Mori (Rsu Fim/Cisl), il licenziamento di due impiegate dello stabilimento labronico, annunciato nei giorni scorsi, non ci sarà, grazie a un chiarimento tra sindacati e dirigenti. Si tratta però di un “armistizio a tempo” che dovrebbe durare fino all’11 marzo, quando si terrà un incontro chiave dal quale dovrebbero emergere novità su eventuali piani di investimento o, nella ipotesi più probabile, di ridimensionamento.
Benetti, leader mondiale nel settore dei megayacht, è costretto a fare i conti con un mercato che non offre più le sicurezze di un tempo. Gli esuberi in questione sono i primi da quando il prestigioso marchio è sbarcato a Livorno undici anni fa. Così come non c’erano mai stati scioperi così eclatanti, fino a mercoledì, quando i lavoratori (circa 170 i dipendenti diretti) hanno incrociato le braccia e presidiato le portinerie. Proprio nel momento più delicato della storia dello stabilimento, si è aperto però uno spiraglio di luce in un cielo che si era fatto improvvisamente grigio. «Abbiamo avuto un aggiornamento con i vertici dell’azienda - rivela Mori - Alla base dello scontro, secondo loro, ci sarebbe stato un equivoco, perché alle impiegate non sarebbe stato prospettato il licenziamento immediato ma solo l’ipotesi di un possibile esubero futuro». Lo scenario, insomma, non è comunque roseo. «Al momento le due impiegate mantengono il posto - conferma il sindacalista Fim/Cisl - ma altri dettagli usciranno dall’incontro previsto per l’11 marzo, quando l’azienda illustrerà programmi, investimenti e carichi di lavoro».
Probabile però che, in quella data, l’amministratore delegato Vincenzo Poerio ribadisca quanto già dichiarato al Tirreno: «Dobbiamo fronteggiare un mercato altalenante - aveva spiegato - Per questo dobbiamo darci una struttura più efficiente: non abbandoneremo il cantiere di Livorno, ma non escludo l’esternalizzazione di alcuni servizi con conseguente riduzione del personale».
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