Sicurezza
Dramma in via Donnini si è spento il guanto d’oro
Fulvio Fiori, ex pugile degli anni Cinquanta, si è accasciato davanti al circolo Pd Il dolore della figlia. Il ricordo: era rimasto uno sportivo anche sceso dal ring
LIVORNO. Prima di andare al tappeto, ha cercato di reagire anche all’ultimo pugno della vita, un infarto che lo ha colpito mentre stava per entrare al circolo ricreativo del Partito Democratico, in via Donnini, dove ogni giorno si recava per andare a pranzo.
Fulvio Fiori, 88 anni, ex autista dell’Atl, ma soprattutto famoso pugile nella categoria dei pesi medi nel periodo del secondo dopo Guerra, è rimasto a terra, davanti all’ingresso, nonostante i tentativi di rianimarlo da parte del medico e dei volontari della Misericordia di Livorno, arrivati in zona stazione pochi minuti dopo il malore. «L’ho visto accasciarsi e abbiamo chiamato subito il 118», racconta un passante.
Scavare nella vita di questo «omone» che fino a qualche anno fa aveva mantenuto memoria e dinamismo prima che arrivassero gli acciacchi degli anni a minarne la salute, vuol dire tornare al periodo in cui la boxe era un’arte e i pugili il simbolo del bello e della forza, capaci quando salivano sul ring, di riempire perfino lo stadio che oggi si chiama Armando Picchi, oppure il vecchio teatro Goldoni. A Livorno c’erano atleti che hanno fatto scuola e vittorie. «Ricordo - spiega chi ha memoria - un incontro tra Primo Carnera e il nostro Freschi dove non c’erano posti liberi».
Fulvio Fiori, non arrivò a quei livelli, ma era conosciuto a tal punto che di lui scrisse negli anni Sessanta il giornalista Loriano Domenici in alcuni articoli apparsi su “Paese Sera”. In uno di questi, che è poi diventato un libro, si legge: «Poderoso medio, da dilettante fu campione toscano per due volte guanto d’oro, nonché azzurro più volte. Passato al professionismo, si cimentò in dure battaglie, la lotta era il suo naturale elemento, divenne subito prima serie, pareva dovesse fare grandi cose, ma dopo una ventina di match (da dilettante aveva combattuto 80 volte, e 56 vinto per ko) pensò di… trovarsi un buon lavoro tranquillo e sereno lontano dal mondo dei pugni».
Per anni, infatti, aveva lavorato sugli autobus, poi era andato in pensione. E da sempre abitava nella zona di via Donnini e tutti i giorni si recava al circolo.
Ricorda il presidente della federazione pugilistica provinciale Tancredi Gioia: «Poche settimane fa ho visto la figlia Fulvia e le ho subito chiesto come stesse suo padre. Lo ricordo come un omone sempre allegro che era rimasto uno sportivo anche quando era sceso dal ring».
Ieri la prima a dargli l’ultimo saluto è stata proprio la figlia Fulvia che ha vegliato la salma fino a quando non è arrivato l’ok del magistrato per il trasferimento alla camera mortuaria. Oggi molto probabilmente si svolgeranno i funerali.
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