Il Tirreno

Livorno

Nei guai Madame banca: «Agli amici 1,7 milioni di euro»

di Federico Lazzotti
Nei guai Madame banca: «Agli amici 1,7 milioni di euro»

Daniela Raminghi, 71 anni, è indagata per aver anticipato denaro tra il 2007 e il 2010 senza averne titolo. Il legale: è una benefattrice

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LIVORNO. Per la Procura e l’Agenzia delle Entrate la signora Daniela Raminghi, 71 anni a settembre, non avrebbe pagato le tasse su quanto incassato e soprattutto avrebbe svolto il ruolo «di banca senza avere alcuna autorizzazione». Secondo gli inquirenti, in quattro anni, tra il 2007 e il 2010, avrebbe compiuto un centinaio di operazioni finanziarie anticipando a parenti e amici 1,7 milioni di euro in cambio di assegni intestati a terze persone che poi finivano sul suo conto corrente.

Per gli stessi “clienti” e i suoi avvocati è, invece, una specie di benefattrice, «una filantropa che in un momento di crisi e senza chiedere alcun interesse aggiuntivo ha aiutato diversi imprenditori livornesi, per lo più amici, quando le banche, quelle vere, non facevano loro credito. Come? Attraverso la sua disponibilità di denaro liquido per via di una cospicua rendita immobiliare».

Per raccontare la storia della presunta “Madame banca” è necessario sovrapporre due indagini: quella tributaria e quella penale.

A far scattare la prima, che ha poi dato origine alla seconda condotta dalla Finanza, è stato un controllo a campione effettuato dall’Agenzie delle Entrate nel 2010 sulle movimentazioni bancarie della donna.

È spulciando versamenti e prelievi che sono emerse le presunte irregolarità. Sui conti infatti sono risultati per ogni annualità circa 400mila euro di operazioni «sospette».

Spiega l’avvocato Mauro Vivaldi, il legale che ha seguito la donna per la parte tributaria: «l’Agenzia con la quale siamo in causa e alla quale abbiamo anche chiesto un risarcimento del danno, ha visto tutte queste entrate e le ha tassate come se si trattasse di reddito, cosa che invece non sono perché alle stesse entrate corrisponde la stessa somma di uscite, dunque si tratta di operazioni neutre».

Se da un punto di vista tributario alla signora Raminghi viene contesto di non aver pagato al Fisco l’imposta dovuta sul presunto reddito, da un punto di vista penale è necessario leggere il capo d’imputazione firmato dal pubblico ministero Arianna Ciavattini che nei giorni scorsi ha chiuso le indagini e spedito le notifiche agli avvocati della donna.

Il reato contestato riguarda si riferisce al testo unico della legge in materia bancaria e creditizia che risale al settembre del 1993. E nello specifico l’articolo l numero 132 che punisce «l’abusiva attività finanziaria» nei confronti di chiunque «svolga al pubblico una o più attività finanziarie in assenza dell’autorizzazione».

Si legge nel capo d’imputazione che ricostruisce la vicenda: «Con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso e in tempi diversi», Daniela Raminghi «poneva in essere nei confronti di un significativo numero di soggetti, tale da potersi definire pubblico, una serie di attività finanziarie senza le prescritte autorizzazioni, ed in particolare concedeva finanziamenti sotto forma di anticipazioni di denaro a fronte di consegna di assegni bancari emessi a favore di terzi, e successivamente incassati dalla stessa».

Adesso i legali della donna che si occupano della parte penale della vicenda stanno analizzando il fascicolo.

«Dobbiamo studiare bene gli atti - spiega Francesco Agostinelli che difende la donna con il collega Marco Talini - e verificare la possibilità di chiedere un rito alternativo oppure di andare a dibattimento per chiarire le contestazioni. In ogni caso si tratta di prestiti senza alcun interesse, non a caso nessuno degli amici con i quali ha avuto rapporti finanziari l’ha mai denunciata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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