Il Tirreno

Livorno

Discarica del Limoncino, svolta nel processo: per i periti la cava è ok

di Federico Lazzotti
Discarica del Limoncino, svolta nel processo: per i periti la cava è ok

Colpo di scena nel processo per verificare la regolarità della cava sequestrata nel 2011. «Progetto conforme e nessun rischio ambientale»

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LIVORNO. Ottantatre pagine di perizia per ribaltare la storia processuale e imprenditoriale della discarica del Limoncino e molto probabilmente il futuro dei quattro indagati per i quali, ormai quasi un anno fa, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e reati ambientali.

È questo l’ultimo colpo di scena che filtra dall’aula al primo piano del tribunale di Livorno dove ieri era in programma il primo round dell’udienza preliminare sull’inchiesta al centro della quale c’è la cava di monte La Poggia, sequestrata nell’ottobre di 3 anni fa.

Davanti al giudice Gioacchino Trovato si sono presentati i legali degli indagati Federico Bellabarba, 44 anni, gestore dell’impianto e amministratore della Gaetano Bellabarba srl, Reginaldo Serra, 63, dirigente dell'ufficio “Tutela dell'ambiente” della Provincia di Livorno che nel 2003 ha autorizzato la realizzazione della discarica, Antonio Rafanelli, 66, geologo e progettista della cava e zio di Andrea Rafanelli, 39, addetto dell'Unità operativa “Rifiuti e Bonifiche” della Provincia che il 7 ottobre 2008, nonostante la scomoda parentela e un regolamento interno che glielo vietasse, ha partecipato alla riunione per la valutazione di impatto ambientale della cava.

E soprattutto in aula c’erano i due esperti, l’ingegner Giuseppe Filauro e il geologo Francesco Cipolla, ai quali il giudice, il 7 giugno scorso aveva affidato il compito di rispondere a quattro quesiti chiave. A distanza di 8 mesi e 7 giorni e dopo una serie di sopralluoghi nella cava le conclusioni  dicono che per il primo quesito, «il progetto della discarica sia conforme alla normativa in materia del Piano strutturale del Comune di Livorno». Per quello che riguarda la possibilità di dissesto geomorfologico «il progetto possa essere considerato a impatto ambientale sostenibile, sotto il profilo della possibilità di dissesto geomorfologico».

Il tema centrale sul quale erano chiamati ad esprimersi i periti riguardava la valutazione del fatto che l’esecuzione del progetto possa o meno determinare un depauperamento delle risorse idriche sotterranee. Ecco, sulla base di quanto rilevato - si legge nel documento «i consulenti tecnici ritengono che non sussistono elementi per supportare un’ipotesi di depauperamento delle risorse idriche sotterranee, se non in termini puramente ipotetici e qualitativi».

Infine sulla produzione di biogas e sulla eventuale gestione i periti concludo «positivamente circa l’adeguatezza del progetto autorizzato per la discarica di monte La Poggia, quanto alla possibilità di produzione di biogas; i periti al contempo raccomandano, al contempo, di incrementare le frequenze di monitoraggio da semestrale a trimestrale (mediante il metodo della “camera di accumulo”) dei flussi e della qualità del biogas prodotto, e di mantenere tali frequenze per un periodo di almeno quattro anni dall’inizio della coltivazione della discarica».

«Abbiamo chiesto al giudice di essere ammessi al rito abbreviato perché riteniamo che sia inutile procedere con il dibattimento. È necessario mettere una pietra tombale su questa storia e dopo l’esito della perizia è stata fatta finalmente chiarezza sulla correttezza dei vari aspetti di questa vicenda». L’avvocato Anna Francini che difende con il collega Enrico Marzaduri Federico Bellabarba, amministratore dell’omonima società proprietaria della cava, sente il sapore della vittoria senza mai menzionarla. Ma ricordando la data in cui arriverà la sentenza «l’udienza è fissata per il prossimo 10 marzo» aggiunge che «il 9 marzo è c’è l’udienza per il concordato e ad aprile scadono sia l’autorizzazione quinquennale per la discarica che la cassa integrazione per i dipendenti». La difesa ha già programmato la risalita.

 

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