Gioco
«Tia sulle barchette? No, l’ha detto anche la Cassazione»
Il Consorzio torna alla carica contro Comune e Aamps «Dove la competenza è dell’Authority non possono far nulla»
LIVORNO. È «una tassa inventata e non dovuta»: parola del Consorzio nautico che raggruppa una sessantina di circoli (con circa 3mila aderenti). Il “popolo delle barchette” non molla e va al contrattacco di fronte a Comune e Aamps che rivendicano il proprio buon diritto a farsi pagare la Tia anche dalle barche.
A sostegno delle proprie ragioni il Consorzio mette in campo una sentenza della Suprema Corte: la Cassazione – afferma il presidente Piero Mantellassi – con il pronunciamento n. 23583 del 6 novembre 2009 stabilisce, «senza se e senza» che i Comuni non hanno nessuna competenza per poter «imporre ed esigere le tasse relative alla raccolta dei rifiuti nelle aree portuali che siano sotto la giurisdizione delle Autorità Portuali».
Proprio quest’ultima frase relativa al territorio che ricade sotto la “geografia” dell’Authority sembra aprire uno scenario che tre anni fa aveva “incendiato” le cronache dei quotidiani triestini: in quel caso finirono per pagare i circoli con sede al di fuori della giurisdizione dell’Authority, che per Livorno si estende dalla fice dello Scolmatore allo Scoglio della Regina.
Ma finora il Comune di Livorno non ha distinto fra i circoli dentro il territorio di competenza dell’Authority e quelli fuori. A tutti viene chiesto il pagamento della tassa rifiuti con arretrati di cinque anni.
Macché pochi spiccioli da pagare, sbotta Mantellassi: «Non è vero quel che dice l’assessore Nebbiai e non si tratta affatto di una tempesta in un bicchier d'acqua: ci sono circoli ai quali sono stati chiesti importi nell’ordine dei 54mila o dei 43mila euro. Comporterebbero comunque – tiene a ribadire – esborsi di 400 euro di media per ogni singolo diportista». Lo ripete segnalando che «i circoli stanno già pagando per le loro cantine e superfici calpestabili il regolare tributo». In pratica, – rincara – il balzello “inventato” «si sommerebbe a ciò che i circoli pagano per i loro spazi occupati fuori delle pertinenze portuali».
Il Consorzio respinge al mittente l’idea che si voglia fare i furbetti: non è vero – diuce Mantellassi – che il consorzio nautico voglia propugnare la sottrazione alla legittima imposizione fiscale («niente di più falso, le tasse vanno pagate se e in quanto dovute»).
Ma è proprio questo che il Consorzio contesta. Da un lato, perché «legge e giurisprudenza stabiliscono che, le aree di competenza delle Autorità portuali, escludono l'assoggettabilità delle stesse alla competenza di Comuni e Aamps». Dall’altro, all'imposizione di una tassa «deve corrispondere la prestazione di un servizio»: e invece «non c'è e nemmeno può esserci né per il presente né per il passato; per la semplice ragione che delle imbarcazioni all'attracco, in condizione di puro ormeggio, non producono né possono produrre spazzatura (e questo vale anche per altre realtà nautiche presenti nella nostra città, quali "i moletti")».
L’Aamps dice che i rifiuti vengono prodotti nei frequenti e ripetuti lavori di pulizia e manutenzione alle barche? Per Mantellassi è il contrario: «La manutenzione delle imbarcazioni richiede, per loro natura, la collocazione a terra in cantieri organizzati e quindi senza produzione alcuna di rifiuti di sorta nello specchio acqueo e quindi saranno di competenza di detti cantieri» . Non solo: «Non si sono fatti scrupolo di pretendere anche di estendere l'imposizione ai 5 anni passati senza mai essersi attivati prima al riguardo».
Il Consorzio accusa: inserire in bilancio «un credito presunto ma palesemente inesigibile» ha «tutta l'area di un puro artificio di bilancio».
Per Mantellassi c’è anche «la sensazione di una volontà intimidatoria»: come quando un funzionario comunale ha segnalato la possibilità di andare ad aggredire il patrimonio personale dai singoli presidenti di circolo.
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