Il Tirreno

Livorno

«Legata e rapinata in casa sul viale Italia»

di Federico Lazzotti
«Legata e rapinata in casa sul viale Italia»

La denuncia ai carabinieri: erano in quattro, ci hanno rubato 700 euro e due computer, poi la fuga

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LIVORNO. «Stavo aspettando un cliente quando hanno suonato alla porta, sono andata a aprire e mi sono trovata di fronte quattro uomini, con il volto coperto dai passamontagna. Uno di questi era armato di una pistola, non so se fosse vera oppure se si trattasse di un giocattolo. Fatto sta che me l’ha puntata contro, poi mi hanno aggredita, spintonata, legata ad una sedia con delle fascette e poi sono scappati portando via dall’appartamento 700 euro e due computer».

A parlare, davanti ai carabinieri del nucleo radiomobile, è una transessuale brasiliana di 36 anni. È da poco passata la mezzanotte. La rapina è avvenuta un’ora prima in un appartamentino ricavato dentro ad un sottoscala nella prima parte del viale Italia.

A dare l’allarme quando i rapinatori sono fuggiti dall’appartamento con il bottino, è stata la coinquilina della trans, una donna brasiliana di 46 anni.

«Quando in casa sono entrati - ha raccontato la donna ai militari - stavo parlando con mio figlio su Skype. Ho sentito dei rumori e sono andata a controllare, ma quando mi sono affacciata in salotto ho perso i sensi e sono svenuta».

Quando la quarantaseienne si è risvegliata, ha trovata l’amica legata alla sedia, l’ha liberata e ha chiamato i carabinieri. È iniziata da questo momento l’indagine per cercare di risalire ai presunti autori della rapina. Prima di tutto però sarà necessario verificare, fin dove è possibile la versione rilasciata dalle due amiche.

Anche perché nonostante i militari abbiamo cercato sia martedì sera che nella giornata di ieri testimoni che potessero confermare l’arrivo o la fuga dei rapinatori, nessuno per ora è stato in grado di dare una svolta e all’inchiesta.

Per ora, dunque, in mano agli inquirenti ci sono le due denunce raccolte, la descrizione, molto sommaria, dei quattro rapinatori e quel che resta delle fascette usate per legare la transessuale alla sedia prima di saccheggiare la casa.

Ecco perché, ad ora, l’unica pista sulla quale è possibile indagare è quella legata alle telefonate ricevute dalle due donne prima che la banda di malviventi suonasse alla porta. Possibile che qualcuno abbia chiamato per accertarsi che fossero in casa è per poi entrare in azione?

Non è escluso che nelle prossime ore i carabinieri sentano anche il cliente che la transessuale doveva incontrare martedì sera e che invece non è mai arrivato.

Certo è che nell’indagine, come ammettono, gli stessi inquirenti, ci sono alcuni punti oscuri. Oltre all’assenza di testimoni, infatti, la transessuale brasiliana ha raccontato di essere stata presa a calci e legata, ma nonostante questo ha deciso di non andare in ospedale e di non farsi refertare.

Per il momento la Procura non ha ancora affidato il fascicolo a nessun sostituto procuratore. Quando è avvenuta la rapina il magistrato di turno era il dottor Gianfranco Petralia, ma non essendoci stati né arresti né sequestri il pm è stato solo informato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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